GAS GIANT – Mana

La Danimarca si conferma paese di grandi ispirazioni psichedeliche e dopo l’exploit degli On Trial (il loro “Blinded by the sun” è già giudicato da molti come miglior lavoro dell’anno in ambito psychorock) ecco tornare in pista i Gas Giant, gruppo di stanza a København e attivo dal 1997, con alle spalle diversi demo, vari split (tra cui uno con i grandiosi We) e un disco d’esordio tra le migliori cose fatte sentire nel 2000 (“Pleasant journey in heavy tunes”).
Il nuovo “Mana” esce in due versioni (la prima su cd ad opera della tedesca Elektrohasch, la seconda, edita su vinile dalla Nosoni Records, contenente una diversa tracklist e quattro brani in meno) e conferma quanto di buono fatto ascoltare nel lavoro di debutto: undici tracce di ribollente stoner rock condito di trame spaziali, intelligenti inserti acustici, fughe da capogiro e soprattutto una costruzione melodica tra le migliori nel genere. Merito in particolar modo della voce di Jesper, capace di donare preziose inflessioni armoniche al groove sprigionato dalle chitarre di Stefan e dalla sezione ritmica, composta da Thomas al basso e Tommy alla batteria. Stoner rock dicevamo, ma di quello tirato e mai banale, accostabile alle radici del sound targato Hawkwind, MC5 e Pink Floyd e molto vicino a fenomeni odierni come Monster Magnet, We e 500 Ft. Of Pipe. Dunque aspettatevi pezzi caldi come lava bollente, liquidi come acqua che sgorga incessante e tanto lisergici da aprirvi la mente per un trip intorno al cosmo…

Nonostante sia un ascolto da vivere in toto, come un lungo, interminabile flusso, è senza dubbio la parte centrale del disco a sorprendere e convincere di più in quanto ad originalità ed efficacia: a partire dalla travolgente “Orange fender” fino alla psicotropa “Green Valley”, passando per l’acustica title track e la magnifica “Dragons cave”, melodica e possente al punto giusto, è un susseguirsi di emozioni unico e difficile da descrivere, l’unico modo per provare tali brividi è viverli e basta, senza compromessi…ovvio che anche il resto dell’album si mantiene su questi livelli: l’iniziale “There’s one” apre con carica mesmerica al viaggio astrale di “Moonshake”, “Not aman” sprigiona furore psichedelico da tutti i suoi pori, mentre “Back on the headless track” è un momento di alta scuola, dove rock e riflessione meditativa di fondono alla perfezione. Anche la parte finale non è da meno e così si susseguono il fuzz rock assassino di “Phantom tanker”, la costruzione catchy di “New day rising” e il mantra conclusivo di “Safe heaven”, oltre tredici minuti divisi tra ambient, space rock e psichedelia d’annata.

Se siete in cerca di un sound fresco, possente, personale, retrò ma non troppo, i Gas Giant sono il gruppo che fa per voi. Ma fate presto, dischi come “Mana” non escono tutti i giorni…

Alessandro Zoppo

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