GLEEMEN – Oltre… lontano, lontano

Fa un certo effetto sfogliare le fotografie interne del booklet di questo “Oltre… lontano, lontano” dei Gleemen, dove ammiriamo quattro giovani freak lungocriniti con lo sguardo dolce e tante aspettative nel cuore. È il 1970, anno d’oro per la musica hard & heavy, e i nostri, dopo il singolo “Lady Madonna”, escono con il primo LP omonimo di lunga durata e di lì a poco cambiano denominazione diventando Garybaldi e focalizzando il loro suono verso un prog tout court. Riprendendo i fili recisi dalla storia i fondatori dei Gleemen recuperano, con l’aiuto di giovani musicisti (formando un ensamble di ben 14 elementi!) le trame abbandonate in quegli anni mettendo insieme 10 pezzi pensati a lungo e realizzati oggi. Tutto è un continuum, una voglia di non dimenticare chi siamo e cosa abbiamo fatto: persino la copertina ricalca il mostro fantastico divoratore di belle arti, contro cui si battono i nostri. Il sapore espressivo che ne esce fuori è puro flower power (“Canzone dei cuori semplici”) mescolato a un suon hard/blues di matrice Santana/Hendrix con una spensieratezza nei testi (…e un orologiaio è di buon umore / e regala a tutti il tempo per fare all’amore da “Il venditore di palloni”) simile all’allegro squadrone beat che percorreva l’Italia nei mid Sixties con la voglia di cambiare le regole del gioco. Certo il suono si è fatto più ciccione e la produzione gode (?) dei progressi del tempo, ma la sensazione che trasuda ogni nota delle composizioni è pura genuinità.
È vero che quando Bambi Fossati imbraccia la sei corde si ha un’ispessimento ulteriore (“Skizoid Blues” e “In una stanza”), ma il mood generale del disco è compatto anche quando gli episodi virano verso l’acustico (“Il venditore di palloni”) e si arricchiscono di archi e violini caldi come miele colato. Alla fine dell’ascolto si percepisce esattamente che lavori come questi sono qualcosa in più di semplici incisioni su vinile: sono veri e propri atti d’amore, verso una comunità, un modo di sentire, un modo di esprimersi. Come recitano le parole poste a chiusura del booklet: “Tutti coloro che amano, sono geni” (Evgenij Evtusenko). Lunga vita ai Gleemen e a tutti gli eroi senza patria e senza bandiere.

Eugenio Di Giacomantonio

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