GOATESS – Goatess

Il progetto Goatess nasce un po’ per gioco nel 2009: Chritus e Niklas danno il via ad una formazione nella quale divertirsi nei ritagli di tempo, nei fine settimana per lo più. Col passare del tempo il gruppo assume sempre più forma sino a divenire band vera e propria; circa un anno fa viene assunto il nome Goatess, ispirato dalla musa Goatess Doomwych, artista col gusto occult e doom. Il combo nel frattempo si esibisce in alcune date live, specie nella natia Svezia, cui si aggiunge la partecipazione all’ultima edizione dello storico Doom Shall Rise. Registrano così la prima demo “Song King One”, preparazione all’esordio omonimo sulla lunga distanza. Il quartetto è capitanato da Chritus Linderson – autentico guru del doom psych svedese, basti ricordare l’illustre curriculum: Count Raven, Saint Vitus, Terra Firma, Lord Vicar – cui si aggiungono alla chitarra il co-fondatore Niklas, Findus al basso e Kenta alla batteria. L’album si apre con “Know Your Animal” e subito veniamo avvolti da un alone di misticismo dal sapore antico: guidati da un riff ipnotico e delicato, la song fa assaporare varie sfumature e dimostra quanto i Goatess siano maestri nel nascondere e far ricomparire le proprie intenzioni. È subito grande musica con Chritus che con il suo cantato evoca a tratti un novello Chris Cornell sporcato dal nasale vocalizzo di Ozzyana memoria, rinverdendo anche certi momenti del Liebling piu istrionico. Ma è 100% Chritus: il nostro è davvero in gran forma e cavalca l’heavy fuzz di Niklas. Immaginate i primi Soundgarden in preda a visioni mystic doom derivate dal peyote. Con “Alpha Omega” la band si misura con sonorità meno dilatate e più heavy, Kim Thayil sembra comunque essere una delle maggiori ispirazioni per Nilkas. Il sound è ora sofferto, ora arioso e di nuovo dolente: ne scaturisce una song che in certi frangenti richiama gli Acrimony ma anche Naam e Las Cruces, fermo restando il marchio Goatess e di nuovo un immenso Chritus che non smette di sbalordire grazie all’efficace e straziante vocalizzo. “Ripe” è un momento tra i più heavy e doom dell’album; con “Full Moon at Noon” la band rende omaggio all’heavy acid rock dei 70’s ed è un altro grande tassello, song intensa e dannatamente psichedelica.
“Oracle” è una suite divisa in due parti: la prima è un’evocativa semi-ballad d’altri tempi, dal sapore space rock, dove mondi antichi e lontani dalla natura ignota si manifestano a noi; nella seconda, il pesantissimo riff ci trasporta in un futuro prossimo dove l’inquietudine regna sovrana. Questa traccia è un memorabile atto di heavy psichedelia e acid doom, forse la canzone più ispirata dell full lenght. La band che ha fatto proprio lo slogan “Evil should not sound that good” ce ne da ampia dimostrazione: heavy!!! Arriviamo alla già nota “King One”, grande brano nella classica tradizione stoner doom con rimandi a Sleep e OM, che si avvale comunque della grande voglia di esplorare da parte dei quattro. Sono soprattutto i ricami psych di Niklas a rendere il tutto avvolgente, con menzione particolare per la sezione ritmica che nell’arco di tutto l’album svolge un gran lavoro ma è qui che trova l’apice dell’oscuro ma essenziale ruolo. Degna chiusura di questo straordinario esordio è “Tentacles of Zen”, enfatica summa di un viaggio che si conclude come era iniziato tra mistero, misticismo e grande musica. I Goatess ci hanno donato un diamante dai molti colori, destinato a brillare con grande lucentezza. Il combo erroneamente presentato come doom act in realtà si muove nell variopinto mondo psichedelico tra heavy psych e stoner doom con rimandi all’acid rock e allo space. Insomma, il doom c’è ma è dilatato nell’acido. A Stoccolma è nata una nuova stella: welcome Goatess.

Antonio Fazio

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