GODMACHINE – Generator

Arriviamo con un certo ritardo su questo promo dei Godmachine (no, non gli autori dei capolavori “Scenes from the second storey” e “One last laugh in a place of dying”), ma mai come in questo caso l’errore si tramuta in pregio. La band di Bolzano non esiste più in quanto tale, ora ha nome Slowtorch e a breve avremo loro materiale nuovo di pacca da ascoltare. Nel frattempo inganniamo l’attesa con questo dischetto di quattro tracce più una succosa anticipazione di quello che sarà il nuovo sound del gruppo.I quattro brani del vecchio promo sono molto godibili, si accostano a certe sonorità metal crossover che ad altre heavy psych ma essendo ben scritti ed eseguiti scorrono via che è un piacere. Buona la voce di Sebastian (sia quando è aggressiva, sia quando è calda), compresse e trainanti le ritmiche (Themo – basso – e Felix – batteria -), bollenti e groovy le due chitarre (Bruno e Peter). L’originalità non è ai massimi livelli ma un pezzo roccioso come la title track potrà fare la felicità di molti. Come se Metallica, Disturbed, Black Label Society e Corrosion Of Conformity andassero a braccetto senza eccessive forzature. Lo conferma anche “Gun”, con i suoi riff belli pieni e delle vocals ruvide che rimandano al reverendo Marilyn Manson. “Endorphine” ha un piglio dark molto romantico, inevitabile pensare ai Type 0 Negative, soprattutto per i toni usati da Sebastian. Mentre “Godmachine” vira verso trame industrial, pur perseverando (a ragione) sulla compattezza di ritmiche e chitarre.
Ma ciò che ci fa ben sperare è “Go down in style”, traccia conclusiva che ci presente la nuova incarnazione della band, gli Slowtorch. Peter è passato alla voce, Bruno è rimasto l’unica chitarra e sono entrati in line up Andrea (batteria) e Roberto (basso). Il suono si è fatto più spigoloso, decisamente robusto. Pensiamo all’eclettismo dei Clutch e alla potenza degli ultimi Orange Goblin. C’è puzza di zolfo, sudore e benzina insomma. Le premesse non possono che essere allettanti.

Alessandro Zoppo