GODWATT REDEMPTION – The Hard Ride of Mr. Slumber

Heavy superrock, è questa la proposta dei GodWatt Redemption, giunti nel 2008 all’agognato disco di debutto dopo la buona e giusta gavetta fatta di demo e concerti. Il trio di Frosinone si fa apprezzare in questi nove brani per la carica dinamitarda di scrittura ed esecuzione e per la sincerità d’approccio. Insomma, anche quando si va verso altre tendenze e sonorità, ascoltare un disco rock (auto prodotto, è bene sottolinearlo) così tirato, curato ed intenso è sempre un piacere. Non mancano i difetti, propri dell’opera prima: alcuni suoni (soprattutto quelli di batteria) che mancano d’incisività; il restare fissi sulla proposta senza ‘osare’, magari sul versante doom psichedelico; la scelta di una cover in chiusura (‘Highway Star’, Deep Purple of course) che per quanto resa densa e soffocante (stile Cathedral) forse poteva essere evitata per lasciar spazio ad un altro brano proprio.Detto dei nei, a vincere sono però i pregi. Brani come la strumentale title track, la successiva ‘Black Hole’, la lunga, monolitica e paralizzante ‘Pachiderma’ rendono giustizia a Moris (chitarra, voce), Andrea (batteria) e Mauro (basso). Che fanno del bagaglio d’influenze (Black Sabbath, Cathedral, Kyuss, Black Label Society) un punto essenziale dal quale partire. Piacciono molto i riff corposi di chitarra (Gaz Jennings e Zakk Wylde hanno insegnato molto), le vocals pulite ed essenziali, le ritmiche corpose e trascinanti. Non mancano alcuni guizzi rock’n’roll, altre aperture psych (bellissima la coda di ‘Seventeen Ways to Get a Trip’ e il magma psicotico di ‘Silence’), alternate in maniera saggia a bordate stoner quali ‘Burning the Mountain’ e ‘Death Generator’, veri inni da strada che puzzano di fumo e benzina.
È questa l’attitudine dei GodWatt Redemption: se finisce la birra, passiamo al Campari. Let’s ride the slumbering doom machine!

Alessandro Zoppo