GODWATT – Senza redenzione

I Godwatt Redemption tornano sulle scene con due importanti novità: il cantato in italiano e l’abbreviazione del nome in Godwatt. Diciamolo subito, la scelta dell’italiano risulta essere non felicissima per vari motivi. Primo tra tutti, quel senso della melodia che la nostra lingua trasmette e che indebolisce l’idea musicale di base, l’heavy super rock che il trio ciociaro ha saputo sino ad ora proporre in maniera egregia. Stilisticamente il sound non ha subito grossi mutamenti: la proposta è ancora heavy guitar oriented e la band sotto il profilo tecnico mostra di aver fatto grossi passi in avanti. Resta tuttavia un senso di incompiutezza in fase di scrittura, poiché i tre non riescono a staccarsi da quella staticità che già in passato ne aveva frenato in parte l’ascesa. L’attesa svolta sembra non portare grossi benefici all’economia della formazione: se “Senza redenzione” fosse stato il loro album d’esordio ne avremmo sicuramente parlato in altri termini. Purtroppo questo nuovo lavoro non sembra reggere il confronto con i due precedenti, sebbene il gruppo ci metta senz’altro grande passione in ciò che fa.I Godwatt suonano piuttosto bene, ma a mancare in questo lavoro sono le idee. Manca quell’urgenza selvaggia che aveva contraddistinto l’esordio ed il loro stralunato psych doom’n’roll lascia spazio ad uno stoner desert doom di alta qualità tecnica ma di scarso spessore. Insomma, quel senso di già sentito con evidenti riferimenti a Kyuss, Dozer, Sleep, Acrimony. Ed è un peccato considerata la potenzialità della band, stranamente non espressa al meglio. Sul piano prettamente strumentale il trio ha decisamente fatto un gran balzo in avanti; la formula prevede il massiccio uso di fuzz overdrive, wah wah e heavy riff e la sezione ritmica è portentosa. Peccato per l’uso del cantato in italiano che indebolisce l’heavy psych del combo facendolo apparire alternative, perlomeno sul piano vocale. Dopo due esaltanti album, i nuovi Godwatt falliscono in parte la prova del tre: voto 6, di stima, per i ragazzi.

Antonio Fazio