GOLDEN VOID – Berkana

I Golden Void hanno qualcosa di classico. Sarà che il buon Isaiah Mitchell, smessi i panni di chitarrista in cerca di salti mortali che indossa negli Earthless, scolpisce nel granito riff seventies memorabili, o sarà la componente femminile di Camilla Saufley-Mitchell (sua moglie, già negli Assemble Head In Sunburst Sound) a dar spazio alla componente dolce, ma sta di fatto che “Berkana” si presenta come un classico senza tempo. Anche la voce richiama da vicino le tradizionali ugole chiare dell’hard rock del passato, Dave Coverdale in primis, ma senza calcare la componente epica, risultando più leggera, soave.
Si parte con “Burbank’s Dream”, unico pezzo (insieme a “I’ve Been Down”) che strizza l’occhio agli stoner addicted attraverso i primi piani della chitarra, il resto prosegue tra le rivisitazioni grunge di “Astral Plane” e i richiami American roots di primissimo livello (“The Beacon”). C’è anche qualcosa che evoca la giovinezza dei nostri come la sintesi tra punk e rock di “Silent Season”, forse il pezzo più d’impatto dell’intero lotto che non sfigurerebbe in heavy rotation nelle radio americane. Insomma, alla fine del dischetto, si ha la sensazione di ritrovarsi in un ambiente famigliare, dove le persone si conoscono e riconoscono da vicino e ci fa piacere passare del tempo con loro. Tutto qua. E non è mica poco.

Eugenio Di Giacomantonio