GORILLA MONSOON – Damage king

Quattro pazzi innamorati dei Black Sabbath provengono dalla Germania e si aggirano per l’Europa intera, il loro nome è Gorilla Monsoon. Un paio di demo dai titoli eloquenti per tastare il terreno (“Deflowered world” nel 2001, “Demonstrating heavyness” nel 2003) e ora il debutto sulla lunga distanza. “Damage king” è un disco che mantiene le promesse che crea: 50 minuti di puro, devastante, massiccio doom metal, ricco di groove e potenza.Jack ha una voce capace di adattarsi a molteplici contesti: growl quando c’è da aggredire, intense variazioni melodiche quando occorre modulare atmosfere diverse, urla forsennate quando va costruita una cappa sonora oscura e minacciosa. Monolite le cui fondamenta sono gettate da una sezione ritmica quadrata e compatta (Chirs al basso e il temibile Drumster alla batteria) e soprattutto dal riffing di Phil, vero maestro cerimoniere e gigante di pietra che guida dall’altro il Gorilla. È dalla sua chitarra che partono le coordinate del sound del gruppo: riff titanici come quelli che trainano la strumentale iniziale “Declaration of damnation”, “Delay priest”, la title track e “Heavier than Europe”, manifesti di un suono cinereo e plumbeo, non solo doom ma venato anche di hard e sporcizia sludge. Il tutto impreziosito da una produzione che spacca le casse dello stereo per incisività e ‘pulizia’. “Final salvation” e “Death revolution” aggiungono lentezza ed ulteriore esasperazione sotto un cielo carico di pioggia, “Down song” e “War to the wimps” sono mazzate sludge doom’n’roll da headbanging perenne. Insomma, un armamentario che mette in mostra qualità davvero elevate. Insieme a Doomraiser, Suma, The Gates of Slumber e Heavy Lord quanto di meglio stia offrendo la nuova generazione cresciuta a pane e Saint Vitus.
Nel nome del DOOM!

Alessandro Zoppo

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