GRAND MAGUS – Iron Will

Ragazzi, se è contemplato il revival 70’s tanto in voga, anche il giusto tributo agli 80’s non deve sorprendere, e i Grand Magus abbracciano fieri questa branca. Strano a dirsi per una band che agli esordi era devota alla decade precedente – ‘Grand Magus’ (2001) e ‘Monument’ (2003). Il primo discreto heavy blues, il secondo vero e proprio capolavoro di stoner/doom epico e muscolare. Poi qualcosa accadde, nonostante la militanza di JB negli Spiritual Beggars, la virata dei maghi delle foreste svedesi muove verso sonorità maggiormente care all’heavy metal propriamente detto, in un buon connubio di vecchie e “nuove” influenze. Con ‘Wolf’s Return’ (2005) si intravede ciò che diventerà poi chiaro e trasparente tre anni più tardi con ‘Iron Will’, disco oggetto della recensione odierna.Heavy Metal sanguigno e genuino, dall’incedere epico e maestoso, con il marchio di fabbrica dei Grand Magus ben distinguibile dal suono corpulento e dalla voce inconfonbibile di JB. Il disco inizia con ammalianti note di mandolino che spalancano le porte ad un mondo affascinante per cui “Like The Oar Strikes The Water” rappresenta il biglietto d’ingresso. “Fear Is The Key” è irruenta, spavalda, sublime nelle cavalcate di maideniana memoria, tuttavia ben equilibrata, con un ottimo rallentamento centrale e una godibile sovrabbondanza di groove. La titletrack è fiera, invita a non arrendersi davanti a nulla, e tutti i problemi vi sembreranno meno insormontabili dopo averla sviscerata e fatta vostra. Un carillon vichingo ci avvisa che l’argento si è trasformato in acciaio, e il risultato è udibile in “Silver Into Steel”, estrema ode all’epic metal senza fronzoli, con melodie a metà strada tra Bruce Dickinson ed Eric Adams. Si, a volte vengono alla mente gli albori dei Manowar, i fasti gloriosi di “Battle Hymns”, ma non è finita qui. Gli elementi doom e bluesy sono accantonati ma mai del tutto dimenticati, tant’è che riaffiorano a piccole dosi in “The Shadow Knows” e più prepotentemente nelle buone “Self-Deceiver” e “Beyond Good And Evil”. Chiude in maestosità “I Am The North”, omaggio alla loro terra, in un orgoglioso grido di appartenenza tipico delle popolazioni del nord. I Grand Magus sembrano aver trovato una strada che, per quanto battuta possa essere, conduce dritta a casa. Gli amanti del metal più classico possono gioire e procurarsi immediatamente questo disco ad occhi chiusi, i rockers meno spocchiosi potrebbero trovarlo perlomeno piacevole. Certo, i fasti di “Monument” sono irraggiungibili, ma questo ‘Iron Will’ lo sento anche più personale del tanto elogiato debut-album. Se la strada intrapresa è questa, l’importante è che continui ad essere innevata.

Davide Straccione