GUARDIAN ALIEN – Spiritual Emergency

Etno jazz? Afro fuzz? Tribal trance? Innamorati dell’universo stile “noi bianchi sappiamo sonorizzare la Santeria meglio dei neri” riscoperto da band come Goat e i nostrani Al Doum & The Faryds? Siete impazziti all’ombra dei totem dei Master Musicians of Bukkake e non trovate più pace? Pensate che Kabawata Makoto stia cercando e cercando e cercando il riff perfetto? A voi è dedicato il progetto Guardian Alien: una combriccola di freak innamorati dell’indicibile soprattutto in fase di composizione. “In an Expression of the Inexpressible”, diceva qualcuno. Alla terza prova con “Spiritual Emergency” (è vero!), mettono insieme pattern incredibili, accostando post noise, sperimentazione, drone e percussivismo spinto in botte da un minuto o da venti. Partiamo con una dissimulazione, “Tranquilizer”, che con i suoi ritmi serrati e samples sporchi (9 minuti abbondanti) è esattamente la cosa più lontana per restare calmi. Seguiamo. “Mirror” e “Vapur” insieme accoppiano tre minuti. Dissonanze prima, congas alla Kodo poi. Andiamo avanti. Oltre. “Mirage” è sunn 0))) nelle zone di “White” con qualcosina in più. Il finale è un’odissea, il ritorno mai più ritorno, il mare in tempesta. “Spiritual Emergency” è lunga più dei quattro pezzi finora ascoltati e, una volta venuti a capo dei 20 minuti e 41 secondi, ci si accorge che potevano fare uscire un disco solo con la title track.
L’esperienza fa tornare in mente un altro gruppo italiano che vibra delle stesse emozioni, i Trans Upper Egypt. Andateli a cercare per i vostri riti pagani da cameretta e fate vostre le parole del custode alieno: “Full disclosure: we’ve been here all along”. Tutto succede qui ed ora. E nulla più.

Eugenio Di Giacomantonio

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