GuM – Vol. 2

Segnatevi il nome dei GuM, quartetto formato da Boss, Grr, Ambash e Ivan, perchè dopo Stoner Kebab e La Cuenta la Toscana ha partorito un altro gigantesco leviatano sludge-doom, che al pari del Dagon di lovecraftiana memoria emerge dall’esordio su demo di “In A Black Hole” per martoriare la nostra psiche col suo secondo capitolo.La monolitica apertura di “Fire” – costruita su riff alla Sleep/Cavity, e contenente progressioni simili ai primi High On Fire – funge da apripista ad un album molto più vario di quanto non si possa credere.
Passiamo (trapassiamo sarebbe il caso di dire!) infatti tra le abominevoli, tormentate, “Water”, “Die Witch Die” e “Please Don’t Bite Me”, brani dal suono saturo e smisurato, concepiti con rigore logico, che possono rievocare i wizard del periodo Come my Fanatics/Dopethrone e in parte i Celtic Frost dell’ultimo “Monotheist”, eseguiti con un esoterico, stregonesco feeling, tipico degli album più riusciti di questo genere. Un sound marchiato da ossessiva pesantezza che riesce però abilmente a conservare fluidità, per un risultato complessivo malvagio e competente.
Notevoli pure lo stoner-doom nichilista e cremato dagli amplificatori di “Suffocated By My Life”, il rituale di iniziazione che pervade la magnifica “The Hellborn Sinners” – pezzo dal groove pazzesco, a tratti lirico – e il putrescente dinamismo di “Run Away”, esorcismi in musica di tutte le scatenate corti del male!
I riferimenti a Burning Witch, Cyruss, Weedeater, Cavity, Bongzilla, Nightstick sono evidenti, ma i GuM hanno personalità da vendere, e terminato l’ascolto si è come reduci da un’esperienza post-mortem, o se volete da un viaggio nella più innominabile nefandezza…
Vol. 2 merita nettamente di essere stampato da un’etichetta ufficiale.

Roberto Matte