HEDVIKA – The Evidence of Absence

La Grecia che non ti aspetti. Sì insomma, ultimamente se ne parla piuttosto spesso del paese ellenico, non di certo per ciò che concerne la sua scena musicale. O più di preciso il post-metal. Gli Hedvika, gruppo greco capitanato da Dimitris “Spoon”, è questo che suona. Lo fa anche piuttosto bene e il disco di debutto “The Evidence of Absence” ne è la prova. Nulla di originale, sia chiaro, ma ciò che spicca sono le atmosfere, il quasi romanticismo che si riscontra nei loro pezzi.L’album si apre con “Collapse”, monolite che sfiora i dodici minuti. Un arpeggio etereo e sognante introduce il pezzo che si incupisce fino a sfociare in una aggressiva cavalcata che ci conduce al finale. Segue “100000 Years” dove a farla da padrone sono le trame romanticheggianti eseguite da basso e chitarra che precedono la catarsi del brano. “The Ocean Below”, così come “Last Glare”, sono intermezzi ambient a tinte spaziali di buona fattura, seppur non così rivelanti al fine dell’opera. Ed ecco che arriva “Enceladus”, l’apice del disco. Le chitarre tendono all’infinito, si dilatano e lasciano spazio a un growl che arriva dritto dagli abissi siderali. La batteria trascina la parte centrale sino alla chiusura finale. Un pezzo degno dei migliori Isis. “Void / No Void” si avvale di un interessante giro di basso e del solito valido lavoro alle chitarre. “Shape of Nemesis” chiude il disco muovendosi verso lidi più groove oriented.
Ottimo disco di debutto questo degli Hedvika, che al primo lavoro dimostrano già una notevole dose di personalità e un buon livello compositivo, sopratutto per ciò che concerne il lavoro delle chitarre.

Giuseppe Aversano

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