HYPNOS 69 – Legacy

«Com’è al di sopra, così è al di sotto; com’è sotto, così è sopra. Per realizzare il miracolo che chiamiamo il Tutto». Parola di Ermete Trismegisto, il grande sacerdote che portò la scienza iniziatica nell’antico Egitto. Ad aprire le porte della nostra conoscenza ci pensano gli Hypnos 69, fenomenale band belga tornata alla ribalta dopo una pausa durata quattro anni. Era infatti dal 2006, anno di pubblicazione di “The Eclectic Measure”, che il quartetto non incideva nuovo materiale. Merito dunque alla sempre coraggiosa Elektrohash Records, che crede con immane tenacia nelle meraviglie di questo quartetto. D’altronde è difficile resistere al fascino emanato dai precedenti lavori, un mix eclettico e variopinto di progressive, psichedelia, space e heavy rock. Calderone di sensazioni che ha reso esaltanti “Timeline Traveller” (2002), “Promise of a New Moon” (2003) e “The Intrigue of Perception” (2004).”Legacy” non vede intaccata di un milligrammo la qualità complessiva degli Hypnos 69, impegnati in un tour de force di oltre 70 minuti: sette brani che formano un album aperto e chiuso da due suite di ispirazione mastodontica. L’iniziale “Requiem (for a Dying Creed)” si muove su tre direttive che esaltano tutta la genialità in fase di scrittura ed esecuzione di Steve Houtmeyers, cervello pulsante della band. Come per i diciotto minuti della conclusiva “The Great Work”, un piccolo capolavoro che attraversa i procedimenti dell’opus alchemicum con traiettorie ora delicate ora aggressive, esaltanti ed imprevedibili. Nel mezzo, trovano posto le variazioni psycho progressive mutuate da King Crimson, Van der Graaf Generator, Pink Floyd (quanto dal new prog o da fuoriclasse come Motorpsycho e Anekdoten) di “An Aerial Architect”, “The Empty Hourglass” e “Jerusalem”.
Un operato quasi naturale per un collettivo di tale qualità. Il flauto che squarcia delicato le trame di “My Journey to the Stars” e il bozzetto romantico, acustico e disilluso di “The Sad Destiny We Lament” sono ulteriori dimostrazione di classe e fertilità compositiva. Immaginiamo gli Hypnos 69 in un ipotetico freak festival con Astra, Big Elf e Diagonal. Sarebbe davvero il ritorno del Re Nudo.

Alessandro Zoppo