IMPERO DELLE OMBRE, L’ – L’Impero delle Ombre

L’Impero delle Ombre è una delle grandi sorprese dell’anno appena trascorso. Una novità che sconvolgerà tutti gli amanti di un certo tipo di suoni e visioni. Anche se le menti che si celano dietro questo fantastico progetto gravitano nell’universo underground ormai da molto tempo. Il cantante e principale compositore, Giovanni Cardellino, è infatti in giro da molti anni e in questa nuova avventura è accompagnato dai fratelli Dario ed Enrico Caroli, basso e batteria degli storici Sabotage.La formazione è completata da Andrea, fratello di Giovanni, chitarrista dal sopraffino tocco hendrixiano, ma capace di svariare su più fronti, dall’hard blues classico al dark doom ossianico. L’Impero delle Ombre nasce così dalla precisa volontà di recuperare il progressive oscuro degli anni ’70, il dark sound di capisaldi come Black Widow, High Tide, Dr.Z, Coven e Black Sabbath ed unirlo al doom (Candlemass, Paul Chain, The Black) e all’ala funerea della NWOBHM (Angel Witch, Witchfynde, Witchfinder General). Il risultato è un disco a dir poco strabiliante, quasi 50 minuti di musica dal fascino magico, come le tematiche trattate nei testi, tra passione per l’occulto e suggestioni spirituali.
La sempre attenta Black Widow di Genova non poteva lasciarsi sfuggire una band del genere, ecco dunque un esordio stupendo, un disco cinereo che seduce per la sua aura plumbea e per le immense capacità, di scrittura e d’esecuzione. Si inizia forte con “Condanna” (preceduta dalle note di piano dell’intro “Il canto del cigno”), doom progressivo dalle liriche cadenzate, cupa riflessione sui giochi del destino e le sconfitte che ci riserva. “Rituale” pigia sul tasto del groove, condendo la ricerca introspettiva sulla riacquisizione della libertà con una sarabanda di assoli al fulmicotone, riff affilati come lame e inserti di tastiere (ad opera del bravissimo Alexander) dal sapore barocco.
“Tormento ed estasi (di anime inquiete attratte dal nero)” è la prima suite del lavoro: nove minuti davvero intensi, dove dominano chitarre spesse e ossessive, solismi strepitosi, melodie cineree e un hammond infuocato che fa ribollire il sangue nelle vene. Nel caso della seconda suite (“Ghost”), l’heavy dark si fonde con il doom e la psichedelia pinkfloydiana, generando un colosso di sofferenza cosmica dai livelli stratosferici.
“Il giardino dei morti” è invece introdotto da un frammento di “Mortacci”, opera di Segio Citti, sul quale parte un riff terrificante dal taglio sabbathiano: i seguenti minuti sono estasi dark doom, con un finale che definire emozionante è poco. A chiudere il disco ci pensa poi “Corpus, animae et spiritus”, epitaffio strumentale affidato alle tastiere metafisiche del buon Alexander.
Ultime news vogliono il gruppo in studio alle prese con la registrazione del capitolo successivo, un concept album basato sul serial francese del 1968 “I compagni di Baal”. Aspettiamo in trepida attesa.

This pray of the men
The freedom there
We’ll raise our hands
In freedom land

Alessandro Zoppo