INKARAKUA – La giostra dell’odio

Prima uscita ufficiale per la Wuck Records di Fabrizio Monni (nome sempre più attivo nella scena rock nostrana vista la sua attività in Clench e Black Hole Of Hulejira, in questo caso presente anche in veste di produttore), label che si occupa di generi piuttosto eterogenei, che vanno dallo stoner al crossover. E gli Inkarakùa (dal sardo, guardare senza essere visto) proprio in quest’ultimo settore vanno inquadrati: la loro proposta è un metalcore brutale e devastante, incentrato su ritmiche serrate (opera di Guido al basso e Paolo alla batteria), pesantissimi groove e vocals urlate e strazianti (ottimo il lavoro di Cristian, anche autore dei testi rigorosamente in italiano e decisamente antagonisti).
Le chitarre di Vicenzo e Mauro sono ribassate e affilate come lame, come richiesto dal genere, ed evidenziano un certo gusto per il riffing feroce di Pantera e Machine Head. Pezzi come “Futuro=Regresso”, “Altalene deserte”, “Madre terra” e “Giorno per giorno” sono schegge di pura violenza che viaggiano incontrollate, il cui unico obiettivo è quello di spaccare i timpani di chi ascolta. Gli unici break sono concessi a livello lirico dal sadomasochismo di “Fjuver (explicit sex song)” e sul piano prettamente musicale da “Orda”, il cui inizio sperimentale potrebbe essere un punto su cui lavorare per poter evolvere in futuro.

Come esordio dunque siamo già a buon punto, rabbia e tecnica ci sono, manca solo quel pizzico di esperienza in più necessaria ad emergere in un genere ormai ampliamente inflazionato come quello crossover.
Avanti così!

Alessandro Zoppo