INSIDER – Land of crystals

L’Abruzzo è davvero una miniera inesauribile…dopo le divagazioni epiche del genio Mario”The Black”Di Donato, il progressive d’annata delle Distillerie Di Malto e la psichedelia trascinante dei Perizona Experiment, da Pescara arrivano gli Insider a inondare le nostre orecchie di cupa elettricità. “Land of crystals” è targato 1998, è il secondo album della band e già le premesse garantiscono la qualità del lavoro: artwork oscuro, testi d’ispirazione dark, ma soprattutto la collaborazione in fase di mixaggio e d’”ispirazione” (vedi “Bath Chian’s Mary”) del guru Paul Chain. Si parte alla grande con “Children of mercy”, cascata di riff opprimenti, asfissianti, così doom da togliere il respiro! Le chitarre granitiche di Marco Ranalli, il basso pulsante del fratello Piero (anche programmatore della drum machine, unico punto debole dell’album…) e la voce graffiante di Eugenio Mucci chiariscono subito le loro intenzioni: siamo di fronte ad una fusione tra Black Sabbath, primi Cathedral e atmosfere ariose, quasi progressive, create dai tappeti tastieristici.
“The second sight” ha un incipit mastodontico, che apre la strada alle urla di Eugenio per poi esplodere in un solo tutto feeling e wah-wah davvero stupendo, da brividi. A seguire c’è la title-track, pezzo lungo, dove il cantato si concede una vaga divagazione melodica, interrotta nella parte centrale da un break che pare uscire dalla mano di Tony Iommi, per poi riprendere in modo aggressivo in un finale vorticoso e trascinante. Ma è “Bath Chair’s Mary” il picco creativo del disco: cover di un brano scritto da Mr.Paul Chain (presente su “Detaching from Satan”) e cantato da Marco in fonetica (esperimento portato a perfetto compimento da Paolo sui magmatici “Sign from space” e “Cosmic wind”) che unisce il doom alla melodia, le chitarre pesanti ad un cantato soffice, che si fa da parte solo per l’assolo finale, grezzo e flippante…un cult!

“Circular walk” comincia con due riff intrecciati e si muove con passi da dinosauro alternando il cantato pulito ai growls che riportano alla mente i My Dying Bride del seminale “The angel and the dark river”; “Becoming” invece riprende i canoni sabbathiani e si concede anche ad influenze space negli effetti e al death-doom nelle vocals malate molto vicine al grande Lee Dorrian. In “Cosmic laws” le ritmiche sono più serrate, il wall of sound creato dalle chitarre si avvicina per certi versi ai Saint Vitus, mentre il break centrale risulta molto epico, una sorta di Candlemass più dilatati per intenderci…in pratica tutto il doom condensato in un solo pezzo! Chiude l’album la strumentale “The last voyage”, brano di grandissimo valore: tastiere oniriche, twin guitars lisergiche e effetti da crociera cosmica rendono il finale davvero intrippato.

Alessandro Zoppo

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