INSIDER – Simple water drops

Semplici gocce d’acqua cadono sulla terra, provengono da antri oscuri delle galassie più remote. La luce del giorno apre squarci di luce, le tenebre finalmente scompaiono. Si resta in equilibrio su una sonda, lo spazio non è mai stato così vasto e misterioso. La terra dei cristalli è un miraggio lontano, le jam astrali per un dio sorridente continuano a risuonare nelle nostre menti. A farsene carico sono ancora loro, gli Insider, senza dubbio uno dei migliori gruppi heavy psych esistenti al giorno d’oggi, non solo in Europa.Tornano a cinque anni di distanza dal bellissimo “Jammin’ for the smiling god” e lo fanno con un disco superlativo. Una delle migliori uscite di questo 2005. Un lavoro straordinario, per contenuti ed idee (hard e space rock che si uniscono alle asprezze dell’heavy psych e agli intrecci del progressive d’antan), nonché per esecuzione, registrazione e produzione. Avvenute ai nuovi Andruid Records Studios di Marco Ranalli, luogo che potrà rappresentare per l’Italia un punto di svolta, un nuovo centro sonoro nevralgico. Il suono che Marco è riuscito ad infondere all’album è infatti stupefacente: basso e batteria (rispettivamente il fratello Piero e la novità Gregorio Angelucci) pestano incessanti, le atmosfere elaborate dai synths creano il giusto tappeto da spazio siderale, le chitarre sono autentiche eruzioni vulcaniche che non lasciano un attimo di tregua. Sono soprattutto i wah-wah di Marco a lasciare a bocca aperta per freschezza e acida corrosività, un vortice cosmico al quale è davvero difficile resistere.
Tutta questa carica viene fuori sin dai primi pezzi: la sarabanda elettrica della title track, i riff graffianti di “Hollow”, il taglio doomy di “The silver book”. Ma merita particolare menzione anche il cantato di Eugenio Mucci, timbro “ozzyano” e toni evocativi (ascoltate “I belong to the morning light” per credere), gusto espressivo per vocals dal piglio lisergico (“I remember”) o per escursioni psichedeliche accompagnate da fuzz abrasivi e costruzioni armoniche elaborate e complesse (“Latest news from the satellite”). Altrove doom e space psych si mischiano con incredibile disinvoltura (“Remorseful times”), mentre la mazzata conclusiva ce la regala “The equilibrist” con un riff ultra groovy che apre le danze e una sarabanda di assoli e synths a chiudere il cerchio.
“Simple water drops” regala sinuose movenze psichedeliche e avvolgenti matasse allucinogene. Lasciarsi scappare un disco del genere è un autentico reato. Tanto più che viene fuori da un gruppo italiano. Siete avvisati…

Alessandro Zoppo