INTAGLIO – Intaglio

Depressive funereal doom. Già, siamo ancora qui a recensire l’ennesima band dedita a questo (sotto)genere doom metal, un altro gruppo che si muove fra sonorità tristi, lentissime e malinconiche. Vi aspetterete quindi una stroncatura, e sinceramente eravamo partiti abbastanza prevenuti nei confronti di questo disco. Invece eccoci a parlarvi di una delle più liete sorprese di quest’ultimo periodo.Gli Intaglio (un duo russo composto da Evgeny Semenov e Maksim Mazin, a proposito spassosissime le loro foto interne, sembrano davvero prese direttamente dalle loro tombe future) mostrano una sincera convinzione nel genere che suonano e differenziano maggiormente i loro pezzi rispetto alla media dei gruppi devoti a questa musica. Ma, soprattutto, gli Intaglio si rifanno direttamente ai padri del genere, riportandolo al suo stile originario. “Intaglio” è infatti privo di tastiere gothic onnipresenti (i synth intervengono solo sporadicamente per supportare le chitarre, non il contrario) e, soprattutto, non si segnala la presenza di celestiali gorgheggi femminili. E allora, tornano in mente i creatori del genere, ovvero il duo finnico Thergothon e Unholy, le due band che per prime rallentarono all’inverosimile i riff doom e li adattarono al clima della loro terra, dando così origine ad una musica lentissima, fredda, malinconica e il più lontana possibile dalla luce. Alcune soluzioni rimandano ad un altro gruppo fondamentale, i Dolorian (anche loro, guardacaso, finlandesi), e ci riferiamo all’inserimento di tristissimi arpeggi (veri e propri echi di campane a morto trasmessi in note) che hanno il merito di rendere ancora più incisive le porzioni heavy. Altre parole non servono, “Intaglio” è semplicemente un funerale trasportato in musica; sta a voi decidere se prendervi parte o meno.

Marco Cavallini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *