INTERNAL VOID – Matricide

E’ davvero un ritorno gradito quello degli Internal Void! Dopo i fasti del periodo passato alla Hellhound (purtroppo conclusi senza molta fortuna con il fallimento dell’etichetta) l’ultimo segnale di vita da parte della doom band del Maryland risaliva al 2000, anno d’uscita di “Unearthed”, secondo lavoro edito dalla Southern Lord di Greg Anderson. Oggi il leader Kelly Carmichael si è rimboccato le maniche e dopo aver collaborato con il mito Bobby Liebling per “Show ‘em how” (della partita è stato anche il bassista Adam Heinzmann) torna in pista con questo “Matricide”.Il lavoro con i Pentagram sembra aver dato una scossa al songwriting del gruppo americano: se già in “Unearthed” si intravedevano sapori 70’s, il nuovo lavoro esplora ancora più a fondo questa matrice, gettandosi a capofitto nelle trame acide e melliflue dell’hard rock psichedelico. Non che il doom sia messo da parte, anzi, ma sembra quasi che la passione di Bobby Liebling per il sound dei Blue Cheer abbia contagiato lo stesso Carmichael.
Evidenti sono a tal proposito brani come l’iniziale “Family under”, la meravigliosa “Next time ‘round” (con un intermezzo acustico da brividi) e la lezione dei Pentagram applicata in “Heroes, enemies and earth”, tutti episodi che denotano un certo spirito d’improvvisazione e la voglia di immergere le composizioni nello spirito libero e visionario degli anni 70. Ovviamente non mancano colossi di acid doom dove sono le schitarrate a farla da padrone: la bellissima “World of doubt” e la lunga, intricata, monolitica “What the king bought”. Altrove invece (“Carried by six”, “All smoke and mirrors”) sembra di ascoltare gli Obsessed con Bobby Liebling alla voce, merito di ritmiche rocciose e della grande versatilità vocale di JD Williams, il cui contributo è stato fondamentale nella perfetta riuscita del disco.
Va da se che senza il doom più puro ed incontaminato non ci si diverte e allora ecco la title track e “Window to hell” a correre in soccorso: chitarre toste in primo piano, atmosfere evocative, intesi e ricchi cambi d’atmosfera.
Di più veramente non si può chiedere. Gli Internal Void hanno partorito un disco verace e ruspante. Segno che i tempi e le mode cambiano ma la vera musica rimane sempre la stessa.

Alessandro Zoppo

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