INTIFADA – Fabbrica dell’odio

Abbandoniamo per un attimo i nostri amati lidi stoner, doom e psych e ci occupiamo di nuove tendenze sonore. Dopo un lavoro convincente come il precedente “Fuori controllo”, tornano infatti in pista gli Intifada, gruppo beneventano dedito ad una forma sonora che potremmo definire “crossover in opposition”. Gli ingredienti base della band sono infatti testi in italiano dichiaratamente politicizzati, uno stretto legame con il Centro Sociale Depistaggio, una rigorosa logica di autoproduzione e soprattutto un sound che si rifà al groove dei Rage Against The Machine grazie a riff corposi e ritmiche intricate.
Rispetto a “Fuori controllo” però i quattro hanno elaborato notevolmente il proprio songwriting: le chitarre di Marcello oltre ai soliti richiami al guru Tom Morello (basta ascoltare le partiture dell’iniziale “RanCore”…) si arricchiscono di accenni jazz, giri funky e svisate cariche di wah-wah; la base ritmica (Davide alla batteria e Francesco al basso) regge il carico con tonnellate di groove mentre la voce di Armando viaggia su fasi alterne: se le parti melodiche e quelle rappate risultano azzeccate, i vari growls inseriti qua e là non convincono in pieno, ci sarebbe bisogno di una maggiore esercitazione su questo versante…

Anche la registrazione non è il massimo, ma è un punto su cui è possibile sorvolare perché i vari strumenti sono tutti focalizzati e ben distinguibili l’uno dall’altro. L’intento di creare una sorta di tensione durante l’ascolto è comunque riuscito, i riff tirati di “Senza legami” e “Quello che ho dentro” si sposano bene ad aperture rallentate e dal taglio dub, evidente segno di crescita dal punto di vista compositivo. Sulle lyrics rimane qualche dubbio (se i contenuti ed il coraggio sono da lodare il rischio della retorica è sempre dietro l’angolo…) ma ciò che importa è la musica e qui ci sono grinta ed abilità da vendere. Lo dimostrano anche episodi come “…Assassini” e “Fabbrica dell’odio”, giostrati su samples e rumorismi vari che conferiscono una carica ancora più rabbiosa al tutto.

Siamo sulla giusta strada, gli Intifada sono cresciuti e “Fabbrica dell’odio” lo dimostra in pieno: una realtà (in uno spoglio panorama quale quello sannita…) da tenere assolutamente d’occhio…

Alessandro Zoppo

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