ITERATION – Moving Along X-Axis

Gli Iteration hanno una visione della loro musica. Sanno perfettamente quale registro stilistico adottare per esprimere al meglio la propria mappa emotiva. Sia nostalgia, passione, rabbia, trovano il modo giusto per parlarci con gli strumenti, senza voce, in un oceano di stratificazioni più post rock che spaziali, ma non solo… C’è qualcosa in più. Prendiamo “X Stands for Time”: un incrocio magico tra Mogwai, Tool (nel trasmettere una certa suspense) e disincantati passaggi ambientali che non fanno a meno di restituirci uno spirito kraut rock primitivo. Nella successiva “Of Course” si ha la netta sensazione che ai nostri piace lavorare per addizione più che per sottrazione.
Qualcosa viene piantato nello spazio in punta di piedi; per attrazione gravitazionale le orbite raccolgono stralci minimi di armonie che pian piano consolidano il microcosmo. Viene in mente un’altra band abruzzese che ragiona e parla allo stesso modo: The Whirlings, con la differenza che, dove loro innalzavano onde psichedeliche, qui c’è una certa rilassatezza “post” niente male. Attenzione però. Questo non vuol dire che le chitarre spariscono, anzi. Tagliano l’aria con fendenti precisi e mortali. Come nella conclusiva “Pulsar”, dove la lezione della gioventù sonica non viene dimenticata, per poi adagiarsi in andirivieni melanconici messi lì proprio per esaltare il contrasto tra le materie diverse. In questi casi si dice musica cinematica. Bene. Una musica da film dell’immaginazione.

Eugenio Di Giacomantonio

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