JACULA – Pre Viam

“Pre Viam” (oltre ad essere l’anagramma di Vampire) tradotto dal latino significa “Prima del cammino, del sentiero”. “Pre Viam” è il nuovo album (a distanza di ben 42 anni dall’embrionale “In Cauda Semper Stat Venenum”, 1969) di Jacula, il gruppo dark mistico esoterico per eccellenza della storia del nostro pianeta. “Pre Viam” è un disco il cui messaggio è bilaterale, un’opera che mette l’ascoltatore nelle condizioni di dover effettuare una scelta: da un lato appare come un ammonimento, un avvertimento a non cercare di intraprendere un cammino mistico se non si è totalmente convinti del passo che si sta per compiere; dall’altro si presenta invece come l’ideale colonna sonora per chi ha deciso di intraprendere questa filosofia di vita. Chi opterà per la prima soluzione godrà musicalmente di un disco che unisce immensa sacralità e infinita malinconia alla perfezione modale. Chi sceglierà invece la seconda opzione ne godrà anche spiritualmente, e adorerà in eterno questo lavoro, cibandosene quotidianamente come l’aria che respira.L’annunciato ed attesissimo brano costruito sulla vera storia di una ragazza posseduta (Sandra B., suicidatasi nel dicembre 2010) c’è, ed è posto alla fine, come a monito per chi volesse intraprendere sentieri pericolosi senza averne la piena convinzione, e non prestando la giusta attenzione e coraggio. Il suono, anche nelle sue porzioni più hard, è volutamente meno duro e graffiante rispetto all’Antonius Rex sound, e il recitato di Bartoccetti (che era ritornato su “Per Viam”) è assente, sostituito dal canto di due voci femminili, la dolce Katia Stazio e la misteriosa Blacklady. Ad aprire l’album, introdotta da demoniache voci soprannaturali è “Jacula is Back”, poggiante inizialmente su un ambient oscuro e sacrale al tempo stesso, con l’organo e le chitarre acustiche che entrano contemporaneamente nell’economia del brano. La chitarra iperprogressive si rende poi protagonista fra toni soft alternati ad altri hard, mentre l’organo e l’ingresso di un coro sacrale danno un tono monastico al tutto.
“Pre Viam” si apre su rintocchi acustici e synth maestosamente oscuri e la sua melodia portante viene più volte accompagnata da un organo divino, mentre la delicata voce di Katia Stazio ripete “Oh sir, it can’t be”; il cantato si fa poi ansimante e il brano va spegnendosi su archi terrificanti , ma successivamente un pianoforte che suona lontanissimo ne riprende la melodia in chiave ancora più tenebrosa. Narrata dalla particolare quanto affascinante voce dell’enigmatica Blacklady arriva “Blacklady Kiss”, una triste suite dall’alto alone mistico dove la chitarra produce cascate di riff malinconici accompagnata da un moog dal suono intensamente nostalgico. La seguente “Deviens Folle” (incantevole la voce di Katia) ne prosegue lo stato umorale; la luce del suo start acustico lascia presto spazio al buio totale, con il pianoforte e la chitarra acustica che recitano un ruolo primario creando un’atmosfera di tenebrosa attesa e lasciando poi spazio ad una desolante melodia orchestrale.
“In Rain” alterna una prima porzione simil liturgica (che mette in evidenza il lavoro dell’organo, del moog e un divino coro gregoriano) ad una seconda hard dove la chitarra di Antonio si produce in torrenziali e magnetici assoli (un perfetto quadro sonoro della microsceneggiatura dalla quale è nato il brano). “Godwitch” è un brano in crescendo aperto da una intro di pioggia cui subentra una sofferta melodia dove pianoforte, moog, chitarre acustiche e cori monastici costruiscono una canzone dall’andamento ipnotico, quasi come fosse sospesa nel vuoto. Un pezzo shock. Un rito esorcistico apre invece “Possaction (Azione del possesso)”, musicalmente basata su una splendida melodia d’organo. Un coro religioso è contrapposto alle urla disperate di Sandra B. (quasi il primo volesse cercare di coprire le forze del male) e il contrasto crea un effetto straniante. La voce della posseduta è un documento vero.
Un album che si chiude quindi nel nero più abissale e assoluto, una gemma partorita da un artista che da anni vive a stretta affinità elettiva con il mistero non temendolo, ma anzi percependone e assaporandone i lati positivi, traendone vantaggio per l’ispirazione e la realizzazione di opere come questa.
Jacula is back… per rimanere in eterno. Amen.

Marco Cavallini

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