JAGANNAH – Thedious

Tre simpatici buontemponi che si celano dietro i nomi di Peter Pitone (batteria), Scott Mary (chitarra, voce) e Friederich Katzenjammer (basso). Tuttavia ascoltando “Thedious” non c’è nulla di demenziale: il suono dei Jagannah è minaccioso, stratificato, buio, complesso. Per essere un esordio è un punto di partenza notevole. Considerando anche che non si tratta di una demo ma di un lavoro vero e proprio (40 minuti di durata). Gli otto brani del dischetto rivelano una band motivata e con le idee chiare, capace di mescolare le urgenze del post core (si pensa facilmente a certi Neurosis o alle ossessioni dei Tarantula Hawk) con la lentezza sudicia dello sludge doom (le devianze psicotiche di Yob e Grief).Ciò che al momento penalizza i tre è la registrazione: troppo piatta, non rende giustizia alla potenza del loro suono. Con maggiore esplosività una song come l’iniziale, ottima “Evil whale” sarebbe stata un macigno memorabile. A dimostrazione che comunque i brani ci sono e valgono: “Pripyat” si insinua subdola sotto pelle come uno spirito maligno, “Earth” è ciò che succederebbe se i Pelican iniziassero a prendere massicce dosi di lsd, “Soundsense” è una martellata che farebbe felici King Buzzo e Dale Crover. “Pyl” picchia ancora più forte con le sue inquietudini noise, mentre “Vaghina” e “Brisby the Rabid” vivono di folli pulsazioni jazz core di chiara matrice Naked City. Un altro punto a favore per questi abili manipolatori di suoni, che suggellano questa prova con “Pianura Padana”, oscuro trip psichedelico che rende l’Emilia il luogo in cui si materializza il Golem di Gustav Meyrink.
I Jagannah sono l’ennesima sorpresa del panorama heavy nostrano. Corriamo nudi nella notte, il grido che ci unirà sarà ‘pyl!’.

Alessandro Zoppo

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