JESU – Conqueror

Una volta Justin Broadrik decantava in modo distruttivo le rovine dell’umanità e del suo sviluppo industriale/tecnologico; oggi sembra che il nostro voglia invece dirci che esiste un lato positivo nell’affrontare le negatività che la vita porta con sé. “Conqueror” è il nuovo capitolo dei Jesu (il secondo full lenght, per l’esattezza) e raggiunge ciò che il precedente EP “Silver” aveva lasciato intendere: la purificazione dell’animo di Justin. La sua musica oggi è drammatica, ma positiva; malinconica, ma non triste; appare un controsenso ma è la pura verità.Le scorie industriali dell’era Godflesh hanno lasciato il posto ad un suono ipnotico, catartico, dall’andamento lento, quasi statico. “Conqueror” non stordisce i sensi, al contrario li accarezza, vi entra delicatamente per poi non lasciarli più. Una sorta di heavy post rock, dove anche la voce sembra recitare più che cantare, dove tutto si muove in modo lento e pacato.
Gli otto brani vanno a formare un unico blocco denso di emozioni, dove svettano la lunga “Weightless & horizontal” e, soprattutto, lo splendido brano shoegazing “Mother earth”, una canzone che parte come una ballata rarefatta lasciandosi poi avvolgere da un’ipnotica e delicata pesantezza.
Ogni definizione stilistica sarebbe limitante per questo album, e non darebbe la giusta dimensione di quanto creato da Justin; risulta impossibile far rientrare “Conqueror” in un unico contesto musicale. Una parola per descriverlo comunque c’è: ARTE.

Marco Cavallini

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