KAYLETH – Space Muffin

Se provate a fare una ricerca su Kayleth vi trovate di fronte ad un personaggio femminile fantasy descritto in questo modo: Kayleth è fredda, precisa e pragmatica. È maestra nell’arte della guerra e della strategia, focalizzata sulla vittoria e sul modo migliore per raggiungerla. Come un maestro guerriero, ha un arsenale di abilità letali a sua disposizione per gettare il nemico fuori gioco o eliminarlo. Bene. Provate a trascinare questo concetto in musica ed otterrete questa potente band veronese, attiva dal 2005.
Il nuovo “Space Muffin” ha qualcosa dell’art/space rock dei White Hills, anche se i nostri addizionano al THC dello spazio insondato le vitamine e il testosterone di band ultra heavy come Solace, Elder e Church of Misery. Parafrasando il buon Celenta, ti carezzano con soffici synth del bravo Michele e ti scazzottano con la chitarraccia del truce Massimo! Quando partono per il binario giusto non ce n’è per nessuno: “Spacewalk” è una cavalcata come non se ne sentivano da tempo, al pari degli Hawkwind, hic et nunc. “Bare Knuckle” e “Try to Save the Appearances” ricordano gli Unida più desertici, mentre in altre occasioni si sondano i territori ambient jam (“Born to Suffer”, “NGC 2244”, strumentale e lascivia come una giovane baldracca). Non c’è altro da aggiungere. Come si dice in certi casi, sbagliando, facendo un errore di ridimensionamento dei gruppi italiani verso il basso, una band di caratura internazionale.

Eugenio Di Giacomantonio