KING BONG – Space Shanties

Ascoltando per la prima volta un disco dei King Bong, non si può non rimanere sorpresi dalla qualità e dall’originalità espressa dalla band milanese. La complessità delle tracce, la quantità di generi toccati e la tecnica d’esecuzione fanno del trio lombardo un’interessantissima realtà nostrana. Come i suoi predecessori (“Alice in Stonerland” e “How I Learned to Stop Worrying and Love the Bong”), “Space Shanties” è un album strumentale, eccezionalmente frutto di una registrazione live, completamente priva di overdubbing. Sei tracce, che di rado si affacciano al di sotto della soglia dei dieci minuti, aprono uno squarcio sul mondo King Bong, dove la costante psichedelica è terreno fertile per la costruzione di un sound camaleontico.Le molteplici variazioni sul tema si evolvono con naturalezza attingendo, quasi in incognito, da sonorità funk, reggae dub, rock blues… Ampie venature stoner doom completano un impianto sonoro variegato e di largo respiro. Brani come “Inhale on Main Street” e “Kilooloogung” sono un vero e proprio manifesto della multiformità: i tempi scattanti, le scalate oniriche, gli istanti di pace apparente e riff tuonanti si avvicendano, ornando il mondo del Re del Bong di prospettive eclettiche.
Complimenti all’emiliana Moonlight Records che, muovendosi per tempo, ha portato in casa propria i tre coltivatori di Erba Sacra. Anche questa volta il Jaggernaut è stato addomesticato a dovere. Teneteli d’occhio!

Enrico Caselli

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