KOTIOMKIN – Maciste nell’Inferno dei morti viventi

I Kotiomkin sono tre simpaticoni della provincia teramana impregnati fino al midollo di immaginario B-movie e joint di pessima qualità. Il loro “Maciste nell’Inferno dei morti viventi” vuole essere colonna sonora di un immaginario film che incrocia il peplum, o meglio la spada e il sandalone dei magnifici anni d’oro di Cinecittà, e il world movie dei Sessanta, che ha fatto la fortuna di autori come Gualtiero Jacopetti. Questo nell’iconografia. Nella sostanza prettamente musicale siamo davanti ad uno stoner rock carne e patate, dove l’influenza di mostri sacri come Karma to Burn, Electric Wizard e Sons of Otis è evidente.
Partiamo dal fatto che sono strumentali e questo ci piace. Usano dei sampler per dare l’idea del continuum della trama filmica e questo ci piace ancora di più. Poi, i titoli. “L’ampolloso Gigione”. Premio titolo cazzone dell’anno: a dispetto, la musica offre slanci inaspettati rispetto al rifferama sinora ascoltato. “Peplum Holocaust” e “Maciste” portano doni all’altare doom psichedelico reiterando il wall of sound fatto di effettistica accoppiata a ritmi pachidermi che garantiscono l’allentamento dei sensi. Ottimo. Altre cose riescono meno, come la marcetta + rallentamento + indie rock di “Petrus il Filibustiere”, che non si riesce a capire dove vada a parare. Meglio il finale fatto dall’accoppiata “Aderbale” e “Airavata”, dove sembra che i nostri agiscano per sottrazione aumentando il coinvolgimento dell’ascoltatore.
La saga non finisce qui. Come ogni filone che si rispetti aspettiamo il secondo capitolo dal titolo “Squartami tutta”. Erezioni assicurate. Divertimento pure.

Eugenio Di Giacomantonio

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