KUNG PAO – Sheboygan

The kick ass denim rockers are back! E’ con immenso piacere, nonché con perverso senso di gioia, che torno a parlare dei tre newyorkesi più folli, più simpatici, più rumorosi e casinari che la musica di oggi ricordi. “Sheboygan” è il nuovo album della band americana e non cambia di una virgola (in quanto a pesantezza e approccio intendo eh…) ciò che già ci era stato proposto due anni or sono nel disco di debutto “Bogota”: ritmiche serrate, chitarre ultradistorte, vocals al limite dell’umana sopportazione e un senso di ironia che pervade il tutto, a partire dai testi e dal favoloso artwork, con tanto di cruciverba interno da compilare (provate a farlo senza sbirciare le soluzioni!).
La produzione è ovviamente “sporcata” a dovere e i suoni in questo modo non fanno altro che venire fuori grezzi, lerci e putridi, come testimonia l’iniziale “Hotpockets”, emblema del Kung Pao sound: su un tappeto di feedback si innestano prima la batteria pestona di Davey D e il basso ipnotico di T.B., poi la voce luciferina del grande Chovie D, a suo agio solo quando le corde vocali tremano e si sgranano fino alla corrosione…mai principio fu più azzeccato!

Il classico mood saturo e slabbrato devoto a bands come Clutch e Unsane viene come sempre elaborato con perizia e maestria, grazie ad una verve che trascina dal divertissement di “Freeballin’ U.S.A.” ai suoni vagamente cibernetici ma pur sempre mastodontici di “Honk”, macigno magmatico che nella parte centrale si apre ad un insolito quanto melodico assolo ricco di fuzz. La vetta del dischetto la raggiunge però la successiva “Go Frenchie go!”, uno dei migliori brani composti dal combo: le orecchie sono sottoposte ad una piacevole tortura che si materializza in distorsioni devastanti, coretti coinvolgenti, sezione ritmica modello carro armato e uno stacco cadenzato sul finire talmente bello da togliere il fiato.

Dopo questa mega sbronza non poteva esserci modo migliore di riprendersi che il dolce mormorio dei grilli, un’immagine senza dubbio notturna, rilassante…ma è solo un preludio, perché il resto di “Truckstop” è una vera e propria discesa negli inferi, anzi, nelle fogne di una New York violenta, postmetropolitana, degradata, dove i cani abbaiano bramando cibo così come gli homeless si aggirano in cerca di un buco in cui dormire. In questo caso il parlato di Chovie fa rabbrividire e le chitarre diventano una furia distruttrice, rallentando i toni in modo ancora più sulfureo. Il caos fatto persona si impossessa dei tre ragazzacci in “Dewsicle”, esempio di noise inacidito ereditato dai Melvins in quanto a delirio e capacità di generare panico in chi tranquillamente si è messo all’ascolto, mentre il riff stralunato di “Braces” conduce direttamente verso quel rifiuto nocivo che prende il nome di “Dolby surround”, spassosissimo episodio diviso tra parti vocali al vetriolo e velocità d’esecuzione portata su tempi estremi.

Ad un tratto T.B. sembra però arrabbiarsi ed ecco allora che in “Like Leprechaun” il suo basso vomita watt su watt saturi d’elettricità, l’aria diventa irrespirabile e l’atmosfera si fa carica di visioni oscure, tenebrose, luoghi reconditi dove il cielo plumbeo minaccia l’apocalisse, perfettamente eseguita in musica da questi mostriciattoli in fibrillazione…tutto sembra scorrere liscio, invece il finale riserva altre due gradite sorprese: “Anti-Wovy machine” uccide definitivamente i nostri neuroni con il suo passo lento e minaccioso, come un mammut che ci insegue dopo venti giorni di digiuno (in questo caso le urla di Chovie sono davvero disumane, è un qualcosa di veramente impressionante…); la conclusiva “Miss ice cream cool” parte ancora con un giro di basso sludgy, si evolve tramite chitarre prima in wah-wah, poi circolari e vulcaniche, infine con vocals catacombali e mefistofeliche…un finale rassicurante, non c’è che dire…

L’ascolto di questo “Sheboygan” è senza alcun dubbio un’esperienza che invito tutti voi a fare, vista la carica allucinata che si porta dietro e verso cui trascina, un turbine di violenza e pesantezza asfissiante ancora più incisiva dell’esordio “Bogota”…this is fuckin’ sludge&dirty rock!

Alessandro Zoppo

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