LAGHETTO – Sonate in bu minore per quattrocento scimmiette urlanti

Le vie della musica sono infinite e i Laghetto ne sono la dimostrazione. Il loro è il più assurdo e dissacratorio campionario di suoni e pensieri che sia mai capitato di ascoltare ultimamente. Hardcore? In parte. Psichedelia? Un pizzico. Crossover? Qualche traccia. E’ tutto l’insieme che delizia e sconvolge, basta analizzarlo con attenzione: il titolo del disco è “Sonate in bu minore per quattrocento scimmiette urlanti”, i testi sono surreali e grotteschi, l’artwork è curato in ogni minimo dettaglio, la musica varia in continuazione, passando da momenti folli ed estremi ad altri pacati e dilatati.
Per esseri più chiari, il cd inizia con un gorgheggio d’opera e si perde subito nei meandri di “Proud of my pappagorgia” e “Uomo pera”, hardcore evoluto o postcore, come diavolo lo si vuole chiamare, in ogni caso un mix di delirio e coraggio che fa paura. Splendidi schizzi psichedelici fanno capolino in “Requiem for CB” (dedicato alla memoria di Carmelo Bene), ritmiche sparate a mille, break momentanei e urla forsennate compongono “L’odore dei pomeriggi (quando li butti via)”, l’interferenza di un cellulare blocca “Devoured”, cover di Carla Bruni (!?). Ora giudicate voi se si può essere più insani di mente…

“Ninjacore”, con i suoi esasperati cambi di tempo, è il pilastro centrale su cui poggia l’essenza stessa dei Laghetto, l’estetica del ninja è presente in ogni sfaccettatura della loro incredibile personalità, simbolo di un modo antico di vivere il mondo di oggi. Passando attraverso il frammento post rock di “Armageddon in casa LaPenta” si arriva a “S.S. Napoli football players 1982-1989”, maniacale elenco di tutti i giocatori del Napoli delle suddette stagioni, da Rud Krol a Maradona, il cui nome è invocato a gran voce… per un gruppo di Bologna non male come astrazione mentale, no?

Il gran finale giunge con la strumentale e intricatissima “Gioele stai attento” (meno stupido di quanto si crede ciò che è riportato in proposito nel booklet: “La mamma aveva un figlio di nome Samuele. Adesso ne ha un altro e si chiama Gioele”…) e con “La mano senza dita”, atto finale di un cd che consacra i Laghetto a rivelazione assoluta del sottobosco sonoro italiano.

Un gruppo assolutamente delirante, geniale e diverso, ma nel vero senso della parola!

Alessandro Zoppo