LAMONT – Thunderboogie

Brutti, sporchi e cattivi. Sembra il solito luogo comune ma è proprio questa l’immagine giusta per poter descrivere i Lamont. Giunti al primo album sotto l’ala protettiva della Traktor 7, questi tre loschi figuri (Mike Cosgrove, Pete Knipfing e Todd Bowman) hanno sfornato un dischetto duro e devastante come raramente capita di sentire. Il loro sound è una sorta di power southern boogie influenzato da gruppi del calibro di Alabama Thunder Pussy, Five Horse Johnson e The Glasspack.
Logicamente seguendo tali canoni viene dato spazio a chitarre grondanti riff lerci e “sudati”, basso e batteria trapananti e una voce al vetriolo degna di un alcolizzato in piena sbronza. I brani si susseguono uno dietro l’altro senza lasciare un attimo di tregua: lo spazio concesso alla melodia è minimo (se ne percepisce l’odore solo nella conclusiva “Agent 49”), mentre prendono il sopravvento ritmiche selvagge, rutti, grugniti disumani e violente bordate al di sopra di ogni limite umano. L’unico difetto è una certa ripetitività che a tratti stanca, ma ci si passa sopra senza nemmeno pensarci in quanto siamo letteralmente travolti da tale fiume in piena. Tracce come l’iniziale “Hot wire”, la scatenata “I saw red” o l’allucinante “Hell’s got me runnin'” dimostrano l’abilità di una band compatta, capace di distruggere tutto ciò che si trova sulla propria strada.

A parte la travolgente ghost track (immaginate una versione ultra heavy dei Lynyrd Skynyrd ed avrete il risultato…) non c’è molto altro da aggiungere: “Thunderboogie” è un disco che spacca, diretto e doloroso come un pugno ben assestato alla bocca dello stomaco. Insomma, un acquisto consigliato per chi non sa quale musica mettere come sottofondo durante i propri festini lussureggianti…

Alessandro Zoppo

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