LEXUS – Indifferenti Idioti

I Lexus sono un progetto dark-sperimentale di Armando Greco, musicista che ha militato in alcuni gruppi punk del bergamasco, sorto per dare sfogo alla passione verso l’art rock e il post punk di nomi come Velvet Underground, Bauhaus, Virgin Prunes e Psychedelic Furs, approcciati con metodo minimale e anticonvenzionale (utilizzo oltre che di chitarra e basso, anche di effettistica vocale, didjeriddo, samples e strumenti quantomeno strampalati quali piastre e bastone della pioggia).Nel giungere a questo terzo “Indifferenti Idioti”, i Lexus sono diventati un terzetto (ci sono anche Matteo e Gregorio nella formazione), dopo i primi due capitoli concepiti essenzialmente come one man band, e per promuovere la loro attività ricorrono a produzioni che più underground non si può: la PdB (Produzioni dal Basso), piattaforma orizzontale in rete per autoprodursi, e il Movimento Artistico Indipendente Flaneur.
Intenzioni sulla carta molto meritorie, ma che purtroppo non salvano dal naufragio amatoriale “Indifferenti idioti”, seppur c’è da riconoscerlo con alcuni spunti interessanti e una istintiva simpatia per le intenzioni degli autori.
In effetti il cd trasmette – almeno in parte – sensazioni paranoiche da “stanza chiusa” che potrebbero considerarsi riuscite, però di contro il tipo di concezione ‘antimusicale’ con cui è stato realizzato lo penalizza irrimediabilmente, almeno alle orecchie di ascoltatori abituati ad altro tipo di sperimentazione (anche minimalista).
Comunque queste righe non sono certo la verità assoluta, quindi è giusto parlare lo stesso del disco e fare capire cosa ci ha trasmesso: la prima “Provole Soniche – Buchi del Culo Smerigliati” altro non è che una intro di due minuti di rumorismo distorto e varie percussioni su oggetti, voci angoscianti e qualche apprezzabile effetto in loop (ma solo quello però); “Pelle Smerigliata” e “Filo, Spada e pietra secolare” sono forse gli episodi più accettabili, ossia minimali shoegaze-rock battenti e/o giocati su atmosfere distorte, molto dark e con testi dissacranti; “Il cane, il coniglio e il fallo” parte invece per la tangente del nonsense e si riduce a samples ed effetti sul narrato cantilenante, cosi’ come le varie “Stanze gelide”, “Escatologici Pensieri” e “Meccanima” sono episodi trascurabili. “Nella Melanconia della Tristezza” dà in effetti in qualche maniera lo stato emozionale del titolo, però si tratta in fin dei conti di arpeggi distorti e effetti sonori molto semplici, cosi’ come l’ultima “Idis”. Probabilmente questo prodotto potrebbe avere i suoi estimatori, così come si possono sbagliare recensioni su dischi che magari poi si rivelano sinceri, però vi consiglio di passare oltre.

Roberto Mattei

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