LOS NATAS – El Nuevo Orden de la Libertad

A distanza di 3 anni dall’ultimo lavoro in studio (“El Hombre Montaña”, Small Stone Recordings), intervallati dalla pubblicazione di una doppia raccolta di b-sides e materiale vario (“El Universo Perdido de Los Natas”, Meteorcity Records), la curiosità per il nuovo lavoro della band argentina è stata soddisfatta. In primo luogo perché né la raccolta, né gli Ararat – progetto pseudo-solista di Sergio Chotsourian (chitarra e voce dei Natas) che ha pubblicato l’esordio nel 2009 – hanno placato la sete dei fan e dei sostenitori del trio sudamericano. Fortunatamente l’attesa non è stata vana ed i consensi hanno premiato gli sforzi e le idee della band, regalandoci un altro grande lavoro che li piazza saldamente al vertice delle formazioni della Esse3, Scena Stoner Sudamericana.Per dovere di cronaca bisogna dire che qualche critica, a volte eccessiva, c’è stata e non sarebbe corretto nasconderla: i detrattori puntano il dito contro la minore vena psichedelica e l’abbandono di sonorità che avevano contraddistinto gli ultimi lavori, come le “Munchen Sessions” e le “Toba Trance”. Reazione che non è assolutamente fuori luogo, perché l’allontanamento dalle componenti lisergiche c’è ed è evidente ma non è così netto da aver causato un inaridimento del suono, piuttosto è un parziale ritorno alle origini della band. Grandi origini, se si considera questo lavoro come un ponte con le prime produzioni, ossia “Delmar” e “Corsario Negro”, dischi che avevano permesso ai Natas di godere di un’ottima visibilità oltre i confini nazionali. Il primo grande elemento che si mette in luce è la matrice ‘mariachi’, l’uso dell’acustica e degli accordi caldi e vibranti della tradizione latina, che ripercorre per tutto il disco dall’attacco di “Las Campanadas” alla chiusura di “Dos Horses”, cavalcata strumentale arricchita dal piano suonato da Santiago Chotsorian. L’atmosfera evocata dalle note pizzicate risuonano anche nella romantica e malinconica “Bienvenidos”, così come nelle prime note di “El Pastizal”.
La scelta del cantato, sempre evocativo e d’effetto, è un altro punto a favore dell’ottima prova di un gruppo che ha da sempre creduto nella scelta dello spagnolo anziché cedere alla facilità dell’inglese. Il resto del disco si carica di momenti molto più pesanti ed epici, quasi ai confini con lo stoner metal, ma che riflette di una certa personalità quasi epica (“Resistendo al Dolor”, “Hombre de Metal”, “El Nuevo Orden de la Libertad”), per poi cedere il passo alla bellezza disincantata e intima di “Ganar, Perder”. Quest’ultimo intermezza i brani più carichi di groove e dinamici, come “David & Goliath” e “10.000”. Tecnicamente eccellente, con una sezione ritmica in gran tiro, “El Nuevo Orden de la Libertad” detta l’ordine di partenza ed i Los Natas sono saldamente in pole.

Gabriele ‘Sgabrioz’ Mureddu

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