Lowrider – Refractions

I Lowrider sono tornati. Refractions è il loro secondo album, il primo a vent’anni da Ode to Io, un esordio (preceduto da un memorabile split con i Nebula) sul quale si è discusso molto all’epoca dell’uscita.

Osannati dai nostalgici della golden age of stoner, la band svedese è sempre stata chiara sulle proprie intenzioni: un sound guitar-driven iper-kyussiano di pura matrice psichedelica. Un signor gruppo, insomma, criticabile semmai perché già alla fine dei ’90 una cappa di mediocrità era calata sul genere.

Dallo scioglimento del 2003 il bassista e cantante Peter Bergstran è poi confluito nei Greenleaf, che non a caso hanno partorito le loro migliori prove con album “di mezzo” come Nest of Vipers e Trails and Passes, uno dei più validi e sottovalutati dischi di “stoner adulto” degli anni Duemila.

Chiusi questi capitoli, i Lowrider si riaffacciano sulla scena heavy psych con Refractions, un album di sei tracce che nello stagnante panorama odierno (a proposito, dove sono gli Omega Sun?) risulta davvero eccitante. La band, rodata dalle apparizioni degli ultimi tempi su palchi importanti come quelli di Roadburn e Desertfest, suona lo stoner roccioso e dilatato dei bei vecchi tempi.

L’ascolto dona un appagante senso di rassicurazione: i Lowrider ti danno esattamente quello che cerchi. Ci sono le palate di groove, i riff mastodontici e i fuzz fumosi, i vocals avvolgenti e le spirali psichedeliche in cui perdersi.

Red River è il classico brano trainante: perfetto per saltare dal divano o costringere i vicini a chiamare la polizia. Sernanders Krog è la marcia trionfale che reitera il riff giusto fino allo stordimento, Sun Devil / M87* – espansione dell’intermezzo acustico presente su Ode to Io – è la strumentale che riesce a portarti altrove, Ode to Ganymede possiede una grazia magica e sospesa con quell’organo Hammond che spunta così all’improvviso.

Tutto è al posto esatto, persino i caricati sapori à la Electric Wizard che aprono Ol’ Mule Pepe (altro reprise rivisto e corretto dai tempi del debutto) prima che diventi un bolide capace di azzeccare il mood fangoso della vita. Il refrain così sussurrato ed intenso che accompagna l’addio straziante della conclusiva Pipe Rider è una nota di classe compositiva che persino i detrattori non possono ignorare.

Diamo il bentornato ai Lowrider e al loro suono sporco e accorato, polveroso e sincero. Se siete a caccia di un disco stoner che valga davvero la pena ascoltare, fermate la ricerca: Refractions è ciò che fa al caso vostro.

Alessandro Zoppo