MAD CHICKENS – Kill, Hermit!

Come dice un vecchio adagio, i giovani hanno sempre ragione. Come hanno ragione le Mad Chickens mettendo su una band che si nutre di tutti quei generi che da adolescenti si amano. Post punk, riot girl, crossover e post rock. La rabbia deve trovare uno sfogo. E Valeria, Laura, Maria Teresa e Nicola lo riversano dentro “Kill, Hermit!”, album ben composto, ben suonato, ben prodotto. C’è più di una conversione verso le Hole (Courtney Love deve essere un vero e proprio riferimento soprattutto per Valeria, nel modo di cantare) nei contrasti tra piano/forte e tra la dolcezza della strofa con l’urto del ritornello. Ma emerge anche una volontà di trovare una propria strada nei suoni, con keyboards e effetti. Si respira a pieni polmoni l’aria che girava attorno a Smashing Pumpkins, Green River, Nirvana, Screaming Trees, Soundgarden, Stone Temple Pilots e a tutte le altre band che a cavallo tra Ottanta e Novanta, dimenticando l’heavy metal, si riappropriavano di un guitar sound dei seventies mescolandolo a quel totem di confusione sexy dei Sonic Youth. Qualcosa va in direzione basica, come la ballad “Fell in Love” in chiave acustica e qualcosa ripropone riff pescati da un sentito tutto italiano (“Extremely Reflexed in Your Mirror” è “Morire” dei CCCP assorbita e risputata fuori al ralenti ben 30 anni dopo, segno che alcune intuizioni cavalcano il tempo senza perdere un grammo in espressività). Altro tende verso la spigolosità dei white noise come l’uno/due iniziale di “Kill, Hermit! Gun in My Head” e “Mr. Harvey (Lights a Candle for the Glory)”, ma il tutto viaggia verso una sintesi compatta tra grunge e post rock. Giovani donne crescono. Rimanere sintonizzati, please.

Eugenio Di Giacomantonio

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