MAD SIN – Survival of the sickest

Suonare psychobilly per quindici anni e realizzare otto album significa che non te ne frega una mazza di come gira il music business per gli altri, ti basta sapere che gira alla grande per te, e basta! I Mad Sin sono ormai una istituzione europea e testimoniano il rinnovo di una scena che sta cercando di mantenere i legami con la tradizione ma di infondere anche maggiore groove ( segnaliamo anche i Nekromantix e i Tiger Army). Hanno anche avuto una brevissima esperienza major con la Polydor che ha pubblicato nel ’98 ‘Sweet and Innocent? … Loud and Dirty!!!’ per poi scaricarli regolarmente subito dopo perchè poco mainstream. Eppure, se vogliamo soffermarci su questo punto, Survival Of The Sickest ha un grandissimo appeal commerciale, perché suona fresco e coinvolgente, è prodotto molto bene con suoni moderni ma rispettosi del passato, è un disco vivace e gustoso come una sfilza di bubble-gum coloratissime.
La formazione è classica del genere: due chitarre ( novità per la band, ma ottima scelta perché il sound spinge di più), un contrabbasso slappato, una scarna batteria picchiata con le spazzole, e una voce ‘molleggiata’.

Tra le diciassette canzoni spiccano Revenge, energico esempio psychobilly con una coinvolgente coda ‘sing-a-long; Sin Is Law tra chitarre ‘horror’ e atmosfere Misfits e 1000 Eyes, la canzone più rilassata del disco, dolce solo in superficie ma squarciata da isteriche grida femminili alla vista della ‘swamp thing’.

L’immaginario cinematografico degli horror b-movies anni ’50 è fondamentale per capire le tematiche horror-hotroad dei Mad Sin. Tanta cattiveria, attitudine funny, suoni molto distorti, vocals psicopatiche completano il quadro.

She’s So Bad It’s Good è un omaggio alle bad girls; mentre Senseless Generation dimostra come essere veloci ma non rumorosi.

Un disco dunque che scorre da favola, che ti tiene compagnia ovunque, in metro come in treno (e non potete immaginare i movioloni che partono…!), divertente e sottilmente maligno. Questa è una delle tante facce del rock’n’roll del nuovo secolo, non si può non tenerne conto. Un pugno (e ghigno) in faccia a chi non trova nuovi stimoli nell’elettricità. Sveglia!

Francesco Imperato

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