MADKIN – Perdone la molestia

Due anime ben distinte animano il progetto chiamato Madkin. La prima vive nell’ipotalamo ed ha memoria della scena di Seattle, con tutte le sue varianti oltreconfine (Stone Temple Pilots); l’altra è situata nella ghiandola pineale, terzo occhio preveggente che guarda agli spazi desertici che circondano il Rancho de la Luna. Le due anime sono tenute insieme da Serena, vera e passionale riot girl che ha più di una onesta infatuazione per Courtney Love e un pezzo come “Bandwagon” sta a dimostrare come si può amare la vedova Kobain senza fargli il verso, ma rinnovando le coordinate: grande riff, elevato tasso energetico e chorus da manuale. Una probabile hit per le radio rock.Ma anche altri elementi navigano nel mare di “Perdone la molestia” , primo album autoprodotto, come la bella coda al sapore Marlene di “Shihong”, un tuffo nell’alternative italiano degli anni Novanta, e come “Speeding Bullets” che si abbevera del sacro fuoco Queens of the Stone Age degli splendori di “Songs for the Deaf”. Tutto scorre via senza intoppi e la caratteristica che viene fuori riguarda la capacità del gruppo di inserire cose semplici e ben arrangiate in un contesto melodico raffinato. Non si hanno problemi a risolvere le composizioni in anthem orecchiabili, insomma, e tutto questo depone a loro favore.
“St. Louis Casno” fa il paio con “Letter from a Unknown” per riaggiornare il concetto della New Wave di Ottantiana memoria con una costruzione stratificata delle chitarre ritmiche; “Silk Dance” nasce nell’ humus di PJ Harvey; “Orange Milagres” ha la stessa passionalità degli Smashing Punkins e “Intro for Lovers in Flames” sarebbe potuta benissimo stare all’interno di qualunque Desert Sessions. Il trittico finale abbassa di poco il ritmo ma solo per approfondire l’esplorazione della propria mappa sentimentale, senza essere mai languidi, né tantomeno patetici. Infine bisogna menzionare l’ottimo lavoro di registrazione e missaggio effettuato presso gli Snakes Studio che danno all’album un tono genuinamente internazionale.
Noi, dalla nostra, auguriamo ai ragazzi un sano tour oltreoceano quanto prima, in modo tale da far conoscere la loro proposta anche ad una platea non provinciale come quella italiana: cheers!

Eugenio Di Giacomantonio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *