MALASANGRE – Inversus

Vede finalmente la luce la nuova fatica dei nostrani Malasangre, molto apprezzati (purtroppo più all’estero che in Italia…) dopo l’esordio del 2002 “A bad trip to…”. Le vicende produttive di “Inversus” sembravano infinite: solo oggi, con l’appoggio dell’etichetta belga Nothingness Records (che edita il cd in versione cd-r con confezione dvd), i quattro sono riusciti a realizzare il loro nuovo progetto. Un lavoro oscuro “Inversus”, decisamente estremo, cupo e dannato.È cambiato qualcosa nei Malasangre. È come se le loro esperienze musicali si fossero fatte vive e pulsanti. Le sonorità dell’esordio rimangono un punto fermo, dal quale parte questa nuova parabola intrisa di odio e dannazione. Tre sole tracce, per la durata complessiva di oltre 50 minuti. Il nero doom claustrofobico si tinge di rosso, rosso sangue. Sludge marcio e paludoso da una parte, funeral doom asfissiante e cinereo dall’altra. L’urlo che “Inversus” sprigiona è quello del disagio, del nichilismo, della disperazione.
“Sons” apre le (macabre) danze con quasi 18 minuti di estremismo sonoro. I samples dell’ospite Cria Cuervos creano la giusta ambientazione metafisica, sulla quale si stagliano le ritmiche paralizzanti di basso e batteria. È la loro marzialità a dettar legge. Sulla fitta trama che costruiscono si inseriscono infatti riff monolitici di chitarra e vocals mefistofeliche. Interrotte solo da qualche sprazzo psichedelico che dona un po’ di respiro. D’altronde quanto chiesto ed evocato dai Malasangre non è certo un facile ascolto, anzi. Bisogna immergersi in questa orgia di suoni, farsi coinvolgere e aggredire fino a sanguinare…
Proprio come fa “Werewolf/Echoes of the past”: i primi e gli ultimi due minuti ammaliano con fascino dark, i restanti sei prendono alla gola con un riff mastodontico di chiara scuola Electric Wizard. E ascolto dopo ascolto emerge anche un barlume di melodia, una conformazione armonica che con la sua ripetizione ossessiva strega e mette i brividi. Come compie ancora il sigillo conclusivo, “Sharp contemplation”. Una matassa che cresce con il passare dei secondi, una lunga, meravigliosa litania che sfinisce e logora, la cui lentezza è impreziosita da un carico malinconico che paradossalmente si imprime nel cervello. Quanta grazia esiste nella decadenza e nell’oscurità della notte… i Malasangre sanno coglierla in pieno e renderla in musica.
Primitive nekro doom’ll rape your soul.

Alessandro Zoppo

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