MANNHAI – Hellroad Caravan

Sulla fine degli anni ’90 Olli-Pekka Laine lascia gli Amorphis. Da qui ha inizio la storia dei Mannhai. Tre album interessanti alle spalle e poi un importante avvicendamento, il vecchio singer Janitor lascia il posto a Pasi Koskinen, anch’egli ex compagno di Laine negli Amorphis ed estremamente a suo agio nel rock a briglia sciolta. Pare che la dipartita di Pasi dalla band originaria abbia giovato un po’ a tutti, gli Amorphis hanno riconquistato credibilità e freschezza mentre i Mannhai hanno acquisito una maggiore personalità stilistica.“Hellroad Caravan” è stoner, la passione per gli anni ’70 è evidente in più di un episodio, ma la sensibilità scandinava nel riassemblare i pezzi in maniera intrigante e personale rende il tutto estremamente fluido ed eterogeneo. Sicuramente i fan degli ultimi Dozer apprezzeranno la band finlandese, le cui coordinate non si discostano molto da quanto messo in atto dai colleghi svedesi negli ultimi tempi. Vincono la schizofrenia di “Shellshock”, la fierezza di “Fuzzmaster” e “Dambuster”, la semplicità di “Spaceball” il groove assassino di “Back In The Red” (corna alzate per il finale doomy), di “Mojo Runner” e della conclusiva “Downer”.
Molte soluzioni vocali di Pasi riportano la nostra mente ai lavori seventies-oriented degli Amorphis (Tuonela, Am Universum), e ciò crea un’amalgama di tutto rispetto; la sua voce si adatta magnificamente alla proposta selvaggia dei Mannhai.
C’è anche spazio per divagazioni lisergiche, per rallentamenti liberatori e tutto l’occorrente per fare del buon rock. Massima fiducia in questa band, mi aspetto grandi cose in futuro.

Davide Straccione

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