MAN’S GIN – Rebellion Hymns

Ritorna l’eclettico Erik Wunder – all’attivo come multi-strumentista nell’acclamato gruppo black metal dei Cobalt – con il progetto solista Man’s Gin. Dopo l’ottimo album d’esordio del 2010, “Smiling Dogs”, il nuovo “Rebellion Hymns” continua il viaggio nei meandri di un’America terra di sogni e contraddizioni, di libertà e oppressione, di speranza e disperazione. Un viaggio cupo e intimistico fatto di momenti dimessi e di esplosioni di vitalità, riflesso dell’America contemporanea. Si parte alla grande con “Inspiration”, una struggente ballata cantata a squarciagola accompagnata da una fisarmonica simbolo dei tempi andati e da una batteria poderosa, uno dei momenti migliori del disco. “Varicose” è più cupa e intima, con una notevole lavoro del piano e della sezione dei fiati. “Off the Coast of Sicily” ci dimostra tutta la versatilità di Wunder, presentando un pezzo che si discosta dai precedenti. Tanto trascinante quanto vintage con una chitarra stile Fifties a farla da padrone. “Old House (Bark at the Moonwalk)” mostra i muscoli sterilmente, perdendo il fascino delle altre canzoni. Ma si recupera subito con “Never Do the Neon Lights”, sanguigna all’inverosimile, con un break centrale e un crescendo a seguire da brivido. “Deer Head & The Rain” colpisce dritto nel segno con la sua atmosfera densa e nebulosa e il suo essere straziante. Dopo l’intermezzo pianistico di “Cellar Door” è la volta della maestosa cavalcata di “Sirens”: 7 minuti intensi conclusi da un coro epico e un blast beat lancinante. “Hibernation Time” chiude il lavoro con una scarna ballata e un finale con un crescendo simil post rock. A fare da intermezzo alle varie canzoni ci sono tre momenti strumentali che fungono da brevi stacchi. Uno di quei dischi che non si apprezzano con il cervello ma con la pancia, talmente sentiti e struggenti da non passare indifferenti. Torna Erik Wunder e lo fa in ottima maniera, ripercorrendo il discorso intrapreso con “Smiling Dogs” e ampliandolo e impreziosendolo con “Rebellion Hymns”.

Giuseppe Aversano

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