MANTHRA DEI – Manthra Dei

Per avventurarsi nel mondo dei Manthra Dei bisogna idealmente travalicare le guglie montuose ritratte sulla cover del loro album di debutto, lasciandosi sballottare tra le forze del cosmo che governano sia le particelle elementari che i giganteschi corpi celesti. È questa almeno la sensazione che riesce a rendere il pirotecnico quartetto di Brescia, fautori di uno space rock evocativo ma capace all’occorrenza di ricorrere a ritmiche dinamiche penetranti. L’iniziale “Stone Face” rivela tutto il gusto e l’amore per la psichedelia progressiva, sospesa tra modernismo e soluzioni d’antan, una formula che si rivela vincente lungo il disco, grazie soprattutto all’ottima coesione strumentale. Chitarra e tastiere si intrecciano in continuazione, legate da una fantasiosa sezione ritmica, caratteristica che emerge con forza ad esempio nella nuova versione della splendida “Xolotl”, mirabilmente giocata su bruschi cambi umorali. L’approccio acid blues di “Legendary Lamb” amalgama Astra, Motorpsycho e primi 35007, mentre “Urjammer” è un ferale e arcano frammento di kosmische musik, tanto da farci comprendere che anche Klaus Schultze e Tangerine Dream hanno una loro collocazione nel DNA dei Manthra Dei.
Finale ad alta gradazione jam per la lunga “Blue Phantom”, che in diciassette minuti sciorina solidamente un po’ tutte le caratteristiche esposte sopra, senza dimenticare il reprise acustico di “Stone Face”, che chiude piacevolmente il tutto.

Roberto Mattei

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