MARS VOLTA, THE – Frances the mute

A due anni da “De-loused in the comatorium”, i Mars Volta si ripropongono con “Frances the Mute”. Non è un ritorno facile, lo scoglio è il ‘secondo album’, dove il mercato comanda di confermare le premesse del primo senza sfruttare l’effetto-novità. Mettiamoci pure il fatto che Frances è disponibile da un mese abbondante su internet… forse si tratta di un mix non definitivo, ma il colpo è pesante (anche se in casi passati, come i Radiohead di “Hail to the thief”, il gruppo non è certo finito sul lastrico per questo…), ma nell’era internet ce ne dovremo abituare.Di questi discorsi i Volta però se ne sbattono ampiamente e, partendo dalle stesso impasto sonoro del primo disco, lanciano la sfida ben più avanti. In questo sicuramente hanno giovato i due anni di tour tra States, Europa e Giappone (dove il gruppo accennava già ai brani nuovi) ma, soprattutto, un maggiore affiatamento dovuto ad una line-up più stabile. Cedric perfeziona ulteriormente voce e testi, la sezione ritmica si muove come un tutt’uno, c’è più spazio per gli arrangiamenti di tastiere, ma è il chitarrista Omar Rodriguez-Lopez il vero regista della pièce, autore di quasi tutti i pezzi e co-produttore accreditato (nel tutto riesce anche a raccomandare il fratello, pianista salsa, nel gruppo, sembra li seguirà anche dal vivo).
Su Frances i richiami al ‘fantasma’ progressive sono più che impressioni, ma, si badi, alla base c’è sempre la rabbia post-punk che caratterizza il gruppo sin dall’esperienza At The Drive In. Ad un primo ascolto l’impressione è un po’ fuorviante, ma come per tutti i grandi dischi, la miscela necessita più approfondimenti. Ci si accorge cosi che il discorso non è poi così cambiato da Comatorium, è cambiato lo spessore. Riunire in 75 minuti rock, psichedelia, progressive, salsa (“L’via l’viaquez”), fiati alla Morricone (“Mirando”), voci in inglese e spagnolo (per non parlare dei titoli latineggianti…), qualche pacchianata qua e là (il solo di apertura di L’via) senza risultare ambiziosi richiede personalità non indifferente.
Presuntuosi? Forse. Ma allo stesso modo coraggiosi
. Frances suona molto più organico ed omogeneo – dote rara, pensiamo, per i dischi di oggi – un vero concept album. Difficile soffermasi sui singoli episodi, ma “Cygnus…Vismund Cygnus” è una suite-trip di 12 minuti con tanto di discesa agli inferi (e risalita…) da brivido. “Widow”, il singolo, suona come unica ‘concessione’ all’FM, se non altro come minutaggio, ma il pezzo è all’altezza di tutto il disco e liricamente ispiratissimo (straziante il chorus!).
”L’via l’viaquez”, forse il momento più originale e bizzarro del disco, presenta un mix di cantato spagnolo-inglese, prima di sprofondare in un tema di salsa lentissima (registratata a Puerto Rico, immaginiamo il rum a disposizione…), vero esempio di rock ‘totale’ e di crossover tra generi tanto diversi.
Su “Cassandra Gemini” viene invece in mente soltanto l’etichetta ‘art rock’, se proprio dobbiamo darne una: tra riff alla Santana, aperture psichedeliche, vibrati e gorgheggi passa via mezz’ora e non ce ne siamo neanche accorti. A chiudere il cerchio, si ritorna poi a Sarcophagi, che aveva aperto il discorso.
Attenzione, niente facili entusiasmi, ma questo disco è formidabile. Grandissimi Volta, li aspettiamo con questi pezzi dal vivo.

Sergio Aureliano Pizarro