MATADORS – Flame The WhisperFlame The Whisper

Dopo l’esordio del 2005 “The Muse of Senor Ray”, tornano in pista gli ex Ridge, i simpaticoni Matadors. Cambio d’etichetta stavolta, la prestigiosa Devil Doll Records, e nuovo lavoro intitolato “Flame the Whisper”. Ben 16 canzoni (davvero un eccesso) per quasi 50 minuti in bilico tra stoner, (scan) rock’n’roll, punk e qualche elemento particolare (tango, folk…) che scalda e mobilita l’atmosfera. In realtà non sempre l’obiettivo viene centrato e per certi versi (leggi personalità) permangono le stesse lacune del primo lavoro.
Andreas (voce, chitarre), Jonas (batteria) e Johan (basso) sono bravi nel comporre e nell’eseguire ma spesso l’ostentata ricerca di novità conduce in un vicolo cieco. Per intenderci, piacciono alcuni intermezzi affascinanti come il feeling desertico che ammanta “The Duel” e la successiva “Ahead of My Time”, gli influssi latini dell’ironica “So You Judge Me From the Volume of My Band?” e “Tango de la Muerte”, l’approccio acustico di “Like a Matador pt I” o l’oscurità seventies di “Ode to L & G” (non a caso il miglior episodio dell’album). Non mancano guizzi rock’n’roll cazzoni e spensierati, sulla scia di quanto fatto di recente dagli Eagles of Death Metal (“Down in the Dumps (Like Nobody Else)”, “Sod’s Law”). Ma dove i Matadors cadono è quando pagano eccessivo dazio a Queens of the Stone Age (“New Wave Coke”, “Ditched on a Pile”) e Fu Manchu (“The Fresh”, “The Luscious Cabaret”, “Mere a Cipher”). Esattamente come ai tempi dei Ridge.
Fortuna che i tre ragazzi svedesi continuano a non prendersi troppo sul serio, ispirando una immediata e genuina simpatia. Li rimandiamo all’appuntamento fatidico del terzo disco per una prova definitiva.

Alessandro Zoppo