MATRA – Roots 2 the Sky

“Missione Delta”: era questo il nome del primo album dei Matra, uscito nel 2006. Il disco in questione era edito da Last Scream Records, la band cantava in italiano ed evidentemente non aveva ancora raggiunto una line-up definitiva. Insomma, dopo aver apportato cambiamenti di formazione e lasciato a macerare il progetto per qualche anno, finalmente i nostri raggiungono la serenità per concepire “Roots 2 the Sky”. Quest’ultimo, distribuito e promosso da (R)esisto Distribuzione, si compone di dieci tracce che, come Ianus Bifrons, hanno due facce: una rivolta verso il futuro e una verso il passato. È questa la caratteristica principale dell’album. L’avvicendarsi di sonorità passate e moderne trasforma l’ultimo dei Matra in una miscela di stoner rock, blues, hard 60/70, metal, psichedelia. Non a caso se avrete la pazienza di andare a spulciare tra le influenze ufficialmente dichiarate dalla band, troverete una lista infinita di nomi rappresentanti le alte sfere della musica.
“Roots 2 the Sky” è un disco schietto: diverte! La composizione fila senza intoppi esprimendo il meglio di se in brani come “Ufo Paranoid”, “Shangai Killer Orang-Utan” (e i suoi rombanti giri di basso), “Hand Lines Rider” (con le ottime linee vocali di Matteo Perego) e la conclusiva “Spotlights Down Syndrome”. Non un disco esaltante ma, quello dei Matra, è senz’altro un bel lavoro: elabora sapientemente i propri trascorsi musicali senza, con questo, farsi annullare dai mostri del passato.

Enrico Caselli

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