Voto:

At A Loss Recordings
2003 (USA)

Genere: sludge
Official site: www.meatjack.com

TRACKLIST

01. Sleep [mp3]
02. 50 Years [mp3]
03. Cold Flight
04. Face Down
05. Days Of Fire
06. Sea Of Tranquility
07. One More
08. Blue
09. .45
10. Crawl

 

MEATJACK
Days of fire

Rabbia ed intelligenza sono le doti principali dei Meatjack. In giro dalla metà degli anni ’90 (hanno all’attivo il convincente disco d’esordio “Trust” ed uno split con i Damad), il trio proveniente da Baltimora piazza la stoccata vincente con il nuovo “Days of fire”. Gli amanti delle sonorità nervose, brutali ed apocalittiche di Neurosis, Unsane, Melvins e Today Is The Day gioiranno non poco: 40 minuti di distorsioni acide, sterzate noise che lacerano i padiglioni auricolari, frammenti hardcore, riff possenti e vocals impazzite in tipico stile sludge.

Ma la varietà ai fratelli Brian (chitarre, voce) e Jason Daniloski (basso, voce, chitarre), accompagnati alla batteria da Eric Dixon, non manca affatto: se pezzi come l’iniziale “Sleep” (andamento da caterpillar e chitarre che macinano riff su riff), la sparatissima “50 Years” o la malsana “Cold flight” trasudano disagio e violenza, ci pensano altri episodi strumentali a donare vigore e genialità al disco. “Face down” ad esempio unisce rumore e groove in ampie dosi, “Sea of tranquillity” viaggia su frequenze ambient psichedeliche e “Blue” si adagia su una struttura acustica di stampo zeppeliniano per poi creare un clima di tensione che esplode nella forsennata “.45”.

Bellissimo è anche l’artwork (essenziale ma altamente suggestivo) ad opera di Stephen Kasner e azzeccata si rivela la produzione (realizzata dagli stessi Meatjack), che non si spinge oltre i propri limiti e sottolinea in maniera adeguata l’aggressività ragionata del songwriting. Basta ascoltare l’andamento in slow motion della title track (segnata da lugubri arpeggi di chitarra acustica e da una melodia à la Alice In Chains) o l’atmosfera asfittica creata dal monolito finale “Crawl” per rendersi conto di quanta personalità e valore fuoriesca dai microsolchi di questo dischetto.

Se siete in preda a manie autodistruttive lasciate perdere la scarnificazione o il delirio, mettete nello stereo “Days of fire” e presto diventerete carne da macello…

Alessandro Zoppo

 

   
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