MEXICAN MUD – Toroidal

In questa prima metà del 2008, tra le nuove realtà emergenti, stanno iniziando a farsi notare i Mexican Mud, terzetto ligure con appena due anni di vita alle spalle, ma con un background vario e di rispetto. Infatti nel sound dei Fango Messicano si combinano le esperienze – in certi punti in maniera più lampante – passate delle band dei tre componenti: l’old school hc dei Generation Waste, in cui suonavano Manuel (chitarra-voce) e Andrea (batteria); lo stoner rock dei Starship Pusher del buon Richard (basso), che peraltro figurava anche nei Entropic Degrade Behind Phylogeny, band grindcore. Non dimentichiamo anche i The Peewies, combo heavy rock’n’rool di Andrea, ed i punkers hc Evolution So far, in cui militava Manuel. Sottolineare il passato dei membri di questo power trio è importante per capire quale sia la loro proposta: sinteticamente potremmo dire che quello che immediatamente colpisce, nell’ascolto di ‘Toroidal’, è la capacità di creare delle melodie dirette e con un gran tiro, fondendo lo stoner con il doom di qualità ed insaporendolo con tanto groove.Le influenze che si leggono sulle pagine spartane, ma esaustive, del booklet dell’ep autoprodotto è la solita lista di numi tutelari per chi bazzica, come ascoltatore e/o musicista, questo genere e simili, ma un nome che non ci si sarebbe aspettato di trovare, tra i vari Kyuss e Saint Vitus, Hendrix e Grand Funk, Sleep e Black Sabbath, sono gli argentini Buffalo, ottimo gruppo che fonde uno stoner rock metalloide e massiccio, con dei riff contaminati da sludge e doom, con delle melodie frenetiche veloci. Anche i Toroidal sono così: prendono la pesantezza del doom, anche dal punto di vista delle ritmiche, e lo fondono nella loro fucina con il verve martellante dello stoner, la magia della psichedelia e un pizzico di carica ed attitude punk. Attenzione, non “sonorità”, ma attitudine fottutamente punk/rock’n’roll, che è quella che vi fa muovere il piedino e stringere un plettro invisibile, mentre scuotete la testa. Il lavoro dei tre è sicuramente validissimo, fuzzoso e ruvido, perché della produzione casereccia hanno fatto parte della loro forza, creando brani in cui il riffing sia velenoso e polveroso, mentre un basso corposo e onnipresente si divincola tra il supporto ad un batteria ora tarantolata, ora funebre, ed un duetto con una chitarra che erige muri e li abbellisce con dei piccoli momenti di attività solistica. Da segnalare, sia il brano da 9 minuti “Visceral-Halface”, sia “The Fault- For Freedoom Circus”, dal titolo accattivante e geniale. Se queste sono le premesse, speriamo che le conferme portino i Mexican Mud in giro per l”Italia e l’Europa. Magari in compagnia di El-Thule e Stoner Kebab, giusto per fare due nomi con cui li vedremmo bene. Ma potremmo dirne altri: per fortuna Perkele.it non è orfana di ottime band italiane. Per contattare la band, potete visitare il suo myspace, mandare una mail all’indirizzo: [email protected]

Gabriele “Sgabrioz” Mureddu

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