MIDRYASI – Midryasi

Come un vero e proprio fulmine a ciel sereno, da qualche settimana mi ritrovo tra le mani una delle più interessanti novità in ambito doom/psych rock degli ultimi tempi. Se a ciò aggiungiamo anche il fatto non trascurabile che si tratta di una band italiana, allora la cosa si fa ancora più attraente. Partito nelle mie aspettative come quello che doveva essere un normalissimo demo di una band emergente mi sono ritrovato davanti un disco completo di ben 12 tracce, registrato in maniera decisamente professionale e dalla proposta musicale assolutamente eclettica ed interessantissima. Nati solo 3 anni fa ma comprendenti musicisti dalle numerose e svariate esperienze alle spalle, i Midryasi sono un trio musicalmente stravagante, solidamente legato alle radici doom/rock dei maestri Black Sabbath, ma soprattutto Pentagram, in particolare per l’ottimo cantato di Convulsion, dalle quali radici la band prende le mosse per lanciarsi in una psichedelica e ipnotica ricerca sonora senza limitazione alcuna, allucinata e straniante jam, acida e sulfurea, dai cui fumi emerge la personalità e l’eclettismo di questa formazione.Alla matrice heavy rock si affianca quella più seventies e atmosferica di band quali Pink Floyd o Hawkwind, in una continua alternanza tra momenti distesi, dove fanno la loro comparsa tastiere e svariati effetti a creare un clima quasi onirico, delirante, che cede poi il passo all’incalzare rock dalle forti tinte doom delle bellissime iniziali “Acid Darkness” e “Hypnopriest”. Col procedere del disco fanno il loro ingresso altri elementi, quasi prog rock, come nella variegata “Paeah” o nei numerosi intermezzi che scandiscono l’incedere di un lavoro senza schemi e assolutamente libero sotto tutti gli aspetti. Magistrale, è il caso di ripeterlo, il cantato, nonché la vibrante interpretazione al basso, di Convulsion, dotato per natura di una timbrica evocativa e ammaliante, facilmente accostabile a quella di un certo Bobby Liebling e dotata della stessa carica interpretativa dell’illustre referente. Non da meno l’espressività degli altri due strumenti e del sapiente uso di effetti e tastiere, come nell’apocalittica “Clong” o la precedente “Centre Of Thunder” dove la tensione si fa più accesa e l’interpretazione più vibrante ed evocativa.
Una certa carica ancestrale e mistica che richiama Black Widow e High Tide permea l’intero lavoro, nel quale non è difficile scorgere le dichiarate basi e intenzioni jammistiche che conferiscono una maggior naturalità e spontaneità alle comunque articolate composizioni che danno vita all’album. Un album che vivamente spero possa a breve essere a disposizione del grande pubblico, essendo questa una copia promozionale e la band ancora in cerca di un contratto, ma credo che con questo potenziale i Midryasi non faticheranno molto a trovare qualcuno in grado di supportare questo bellissimo lavoro.

The Witchfinder