MILLIGRAM – This is class war

Assolutamente devastante. Un disco che spazza via tutte le tendenze e le visioni estreme di fare musica nel panorama sonoro odierno. Basta poco più di mezz’ora e i Milligram, giunti al secondo album dopo un esordio che già faceva ben sperare, annichiliscono le orecchie dell’ascoltatore con la loro formula sprezzante e brutale. Una produzione grezza e sporca, la voce al vetriolo di Jonah Jenkins, le chitarre graffianti di Darryl Sheppard, una sezione ritmica veloce e incazzata, formata da Zephan Courtney alla batteria e Jeff Turlik al basso, rendono questo “This is class war” un concentrato di pura e cocente aggressione.
La formula scelta è un mix di stoner rock, punk e hardcore che si lascia andare solo di rado a slanci melodici (le uniche tracce che ne fanno trasparire un vago segno sono “Let’s pretend we don’t know each other” e “Nice problem”) e trova la sua unica pausa riflessiva in “Summer of lies”, episodio che lascia da parte la convulsione metropolitana dei rimanenti pezzi per affrontare un momento decisamente più sereno. Il resto è un susseguirsi di bordate deflagranti che richiamano tanto la sfacciataggine di un gruppo di culto dell’hard rock degli anni ’70, i mitici MC5, quanto la violenta e selvaggia franchezza di colossi degli anni ’80 quali i Black Flag. Su tutti i brani però si eleva oltre la media una mazzata come “The resentinel”: pochi minuti di massiccio sludge doom come non se ne sentiva da tempo, un distillato di cattiveria, acidità e prepotenza.

“This is class war”, mai titolo poteva essere più adatto: brutalità, minaccia sociale, violenza urbana…se siete arrabbiati, se credete che il mondo giri in un verso diverso da come dovrebbe, beh, allora i Milligram fanno al caso vostro!

Alessandro Zoppo

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