MINOTAURI – Minotauri

I guerrieri del doom sono tornati nel mondo dei vivi! I Minotauri, spaventosa creatura partorita dal genio oscuro di Ari Honkonen, si riaffacciano nell’odierno universo musicale grazie al provvido intervento dell’attenta Black Widow, etichetta sempre in prima fila quando si tratta di riportare alla luce gioielli dal fascino misterioso ed inquieto.I Minotauri iniziano la loro storia nel 1995, quando il chitarrista e cantante Ari lascia i Morningstar per dar vita ad un progetto che rilegga gli stilemi più classici del doom (Black Sabbath, Pentagram, Saint Vitus, Trouble, Candlemass) attraverso riflessi metal (l’ala ossianica della NWOBHM) e la tradizione finnica dei Sarcofagus di Kimmo Kuusniemi. Diversi cambi di line up non stravolgono l’idea originaria che è alla base del gruppo, il quale si stabilizza solo da pochi anni a questa parte con Tommi Pakarinen al basso e Viljami Kinnunen alla batteria. Questo dischetto edito dalla Black Widow riunisce dunque tutte le esperienze discografiche dei Minotauri dal 2000 ad oggi e ci offre uno spaccato di doom metal che emoziona per passione e carica esoterica.
I primi otto brani compongono l’album vero e proprio, un concentrato di riff plumbei e ritmiche ossessivamente lente, spezzate dalla voce evocativa di Ari e da qualche inserto di tastiere. Le storie horror narrate nelle lyrics ben si sposano con le sonorità cupe ed arcigne che fuoriescono dalle casse quando il cd inizia a girare nel lettore. “Singing in the grave” ne è perfetto esempio, oltre che un monolito doom dalla bellezza accecante. Così come “Black chakras” e “Nuclear siren”, composizione dove scatta anche qualche accelerazione, salvo poi rallentare e ripartire con break e assoli tetri. “Intro/Devil woman”, “My way”, “Backstabber” e “Lover from the grave” sono momenti altrettanto tosti ed incisivi: non prevale la lunghezza ma ci si gioca tutto sulla forza del riff, sulla compattezza dell’esecuzione, sulla marzialità dei tempi. Mentre “Doom metal alchemy” è una squisita e sincera dichiarazione d’intenti che introduce i Minotauri nell’empireo del doom con un organo sinistro e chitarre catacombali.
“Cemetary shadows”, “Frustrated”, “Paid love” e “You will learn…” sono invece i quattro pezzi che compongono l’ep “Doom metal invasion”. Nonostante una registrazione che seppur rimessa a nuovo lascia l’amaro in bocca per qualche pecca (leggi pulizia sonora), si fanno apprezzare il solito lavoro sui riff di Ari e la classe cristallina di una band totalmente devota alle sonorità che più ama. È in particolare “Cemetary shadows” a sorprendere per la sua carica cinerea e possente.
Gli ultimi tre brani sono infine le rocciose “Pain of life” e “Violence”, che fanno parte di un 7” del 2000, e la versione dal vivo di “Paid Love ”, tanto per dimostrare che i Minotauri danno il meglio di se stessi nella dimensione live.

Playing doom metal it’s like a crusade
But instead of cross we have the electric axe
Being on stage it’s like being possessed
The volume moves like a vortex in your head
Into the void we’ll play our art
Into the oblivion we’ll sing our songs

Alessandro Zoppo