MISTY MORNING – Martian Pope EP

Dall’oscura Cattedrale nel sulfureo e rosso deserto marziano si odono le voci dell’elezione del nuovo Pontefice. La fumata – nera in questo caso – è seguita da boati di acclamazione, tripudi di lisergica e sepolcrale approvazione da parte delle folle, riunite per tributare il nuovo Signore delle Galassie e delle genti che le popolano. Alfieri dell’epifania ecumenica sono i Misty Morning, trio dal granducato di Toscana (?), giunto per osannare con strabordanti riff e possenti giri di basso, il nuovo Papa.I loro maestri si riconoscono facilmente, ma è la grandissima capacità di fonderli e rielaborare la proposta, che permette loro di candidarsi come una delle nuove realtà più interessanti degli ultimi anni. Chi vi scrive li considera la rivelazione dell’anno domini 2008, grazie al loro “astral Stoner Doom n’ Roll”, figlio di Cathedral, Sleep ed Electric Wizard in primis, ma anche di Candlemass, Black Sabbath (e secondo voi il nome della band da dove deriva? per informazioni, si veda la seconda traccia dell’esordio) Metallica (del primo periodo thrash, in certi passaggi vocali e in alcuni assoli), High On Fire, fino a toccare lo sludge-southern di Down e Crowbar. Ma qui, signori, non ci troviamo di fronte a del mero citazionismo derivativo, bensì ad un concept interessante ed attuale, in cui i suddetti elementi acquistano vita propria e si legano in maniera ineccepibile tra loro, conferendo alla band un suono del tutto peculiare e meritevole di tantissima attenzione. Nel marasma mondiale, un’altra band italiana che può, alla pari di campioni tricolore come Doomraiser e Mydriasi, scrivere il suo nome nel panorama mondiale dello stoner-doom.
Doom Saloon raffigura i gironi perversi e invitanti che compongono la galassia in cui viaggia la navetta che porterà il verde porporato entro i nostri confini: un tiro esasperato e una melodia godibilissima ci accompagnano tra sepolcri su cui ballano femmine umanoidi e cowboys spaziali, tra tequila che scivola nelle nostre arse gole direttamente dagli anelli di saturno. In questo doom saloon non vi è ritorno, il generale Custer in acido flirta con Buffalo Bill attendendo che il pianeta LSD collida , mentre insegue i vermi del tempo. Tutto è distorto, confuso e non vi è la possibilità di seguire il bianconiglio nella sua tana. Lo zenit del vostro incubo più deviato è contemporaneamente la vostra fase di accecante lucidità e di anestetica nevrastenia. Nel vostro sogno più malvagio (come in My wicked dream) cercate di afferrare la coda della mangusta drone e seguirla nel suo favoloso trip all’interno della corte del porno cobra, ma poco dopo vi accorgete di rincorrervi la coda, in quanto voi stessi siete ciò che inseguite. Liriche e muri di distorsione opprimente in pieno stile Sleep, lentezza esasperata e assolutamente affascinante in un vortice inesauribile di malsana atmosfera degna della Montagna Sacra di Jadorowski (il film più disturbante e paradossale che abbia mai visto in 23 anni di vita, un capolavoro nella sua specie).
La voce funerea di Luca Moretti, annuncia la nuova apocalisse e la creazione di un novus ordo, come è giusto che sia e come è stato annunciato nelle scritture. Le parti di chitarra, sovraincise e di grandissimo effetto ed eterogeneità sono supportare dal basso ossessivo di Massimo Vendittozzi e dalla superba sezione ritmica di Francesco De Dominicis. Dopo che il completamento dei dieci minuti della suite, mantra di impressionante bellezza, il concistoro marziano deve compiere le sue abluzioni e preghiere, per consacrare definitivamente il nuovo santo padre: la cavalcata doom del necromante non può essere fermata, egli avanza inesorabile, accompagnato da arpeggi orientali e da roboanti riff che sorreggono il suo passo sicuro e determinato verso lo scranno. Le porte del mondo sono spalancate e il vento cosmico spazza ogni barlume di speranza dagli occhi e dai cuori degli stolti che cercheranno di resistere al potere dell’Uno. Egli congelerà le vostre menti e cristallizzerà le vostre emozioni e anime nell’algida ambra del nulla eterno. Tutto è compiuto, non resta che chinare il capo ed entrare nell’Astrosarcophagus, in cui l’incedere marziale alla electric wizard vi tramuterà in soldati agonizzanti, “costretti a combattere oltre la morte fino alla fine dell’universo”.
Questo, e molto di più, nell’esordio folgorante dei Misty Morning. Rivelazione dell’anno, indietro non si torna. Nuntio Vobis Gaudium Magnum, Habemus Martianum Papam, Habemus Misty Morning.

Grabriele “Sgabrioz” Mureddu

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