MOS GENERATOR – Mos Generator / The late great planet earth

Sono davvero una folgorante rivelazione i Mos Generator, trio americano composto da Tony Reed (voce, chitarra, tastiere), Shawn Johnson (batteria) e Scooter Haslip (basso). Il loro rock è possente e variopinto, tosto e melodico al punto giusto. Ad una tecnica strumentale impeccabile uniscono la capacità di scrivere canzoni mai banali e la voglia di viaggiare veloci sulle corde più colorate della psichedelia. I Mos Generator hanno ascoltato tantissimo l’hard rock dei ‘70s (e si sente…), hanno appreso la lezione dello stoner e l’hanno fusa con influenze più disparate. Dimostrano qualità sin dal primo disco omonimo, sette brani registrati nel 2002 che convincono sin dal primo ascolto.“!Lumbo rock” parte al fulmicotone sorprendendo per dinamismo e melodia, la stessa formula che viene adottata quando il chorus coinvolgente di “Stone county line” inizia a martellare il nostro cervello. “Acapulco gold” di primo acchito sembra un pezzo ‘smooth’, da club fumoso su una spiaggia assolata, salvo poi tramutarsi in una travolgente mazzata heavy psych che ricorda i colossi Monster Magnet. La band di Dave Wyndorf è chiamata in causa anche nelle sonorità di “Sleeping your way to the middle”, mentre “F-1” e “Y’juana” risvegliano quegli antichi, classici sapori hard rock che gente come Firebird e Josiah non ha mai dimenticato. La conclusiva “Pentagramagraph” sfoggia 8 minuti abbondanti di acid rock ultra psichedelico che delizia cuore e mente.
Le premesse positive create dal primo lavoro vengono confermate con il nuovo “The late great planet earth”, edito stavolta dalla sempre attenta Nasoni Records. Lo stile del gruppo si è fatto eterogeneo, molto personale nell’elaborare una matassa heavy in continua evoluzione. D’altronde l’album è un unico flusso, un magma psichedelico nel quale i brani confluiscono uno nell’altro creando uno stordente stato d’ipnosi. L’iniziale “On the eve”, “Opium skies” e “The myopic” sono episodi di grande rock psichedelico, caratterizzati dalla voce molto ‘Dave Wyndorf style’ di Tony e da stupendi intrecci tra ritmiche e chitarra. “Six billion people dead” ha l’ennesima, bellissima melodia a presa rapida; “Closed casket” è un funereo, eccitante tributo alla divinità Black Sabbath; “Fall of Megiddo” e la sua coda dissonante “Zero to infinity” vanno oltre i limiti di Pink Floyd e King Crimson fondendo atmosfere liquide, passaggi blues e deviazioni ‘isteriche’. La stessa title track, le cui derive confluiscono in “Golden chariots” e “Exit the atomic age”, varia ancora registro, andando ad immergersi nel pieno caos cibernetico forgiato ‘voivoda’. La conclusione affidata alla psichedelia oscura di “The world set free” è il dovuto punto d’approdo di una band che con queste potenzialità può affermarsi in maniera definitiva nel panorama hard & heavy odierno. Alla ricerca di un nuovo mo(n)do di intendere il suono della mente.

Alessandro Zoppo

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